1° giorno-Arriviamo a Denver nel primo pomeriggio ( 8 ore in meno che in Italia). Prendiamo l’autobus dell’Alamo che ci porta alla nostra auto : una chevrolet rosso fuoco argata Florida. Imbocchiamo la 25 nord ed usciamo alla 26. Poi seguiamo la 85 fino a Lusk dove ceniamo (orari americani) poi Holecreek e a dx lungo la 18 fino a Hot Spring dove dormiamo nel Best Western locale ( niente di che ma noi arriviamo tardi e non abbiamo voglia di stare a cercare altro). Hot spring è molto carina, una cittadina western ma in muratura e vale la pena fermarsi una mezza giornata o se si ha tempo anche di più perché ci sono molte attrazioni per famiglie nei dintorni.
2° giorno Pria di entrare nel Custer State Park
visitiamo le Wind Cave. Se avete visto qualche grotta in europa lasciate perdere, per loro sono enormi evidentemente non hanno mai visto le grotte di Postumia o anche solo quelle sarde. Giriamo per il Custer percorrendo il Wildlife Loop ( bisonti e soprattutto tantissimi cani della prateria) e lal Needle Highway
veramente bella, una strada che si inerpica tra spettacolari formazioni rocciose dovute all’erosione a forma di aghi (needles appunto). Vediamo naturalmente il Monte Rushmore ( le famose teste scolpite in una parete di granito dei 4 presidenti americani Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt)
ed il Crazy Horse memorial, un’enorme scultura incompiuta di Cavallo Pazzo ( quest’ultimo potete tranquillamente saltarlo). Dormiamo a Rapid City capitale del South Dakota. Prima di arrivare pensavamo di saltarla ( una capitale chissà quanto tempo per entrare in città) ma siamo obbligati a fermarci perché nessuna banca ci cambia gli euro.Ricordatevelo prima di partire : il Wyoming, il Montana ed il South Dakota hanno solo piccoli centri ed è impossibile cambiare euro se non nelle capitali. Comunque visitiamo Rapid City e troviamo la banca in non più di mezz’ora; la città è piccolissima, al confronto Pisa è una megalopoli, è molto carina naturalmente molto western. Dormiamo al Ramkota Best western, ottimo per famiglie ( all’interno oltre alla piscina ospita un acquapark) e con un buon ristorante. 3° giorno Visitiamo le BadLands.
Da Rapid City si segue la 44 fino a Scenic poi la 590 fino alla Northeast entrance dove tra l’altro non si paga il biglietto. Biglietto che noi avevamo già perché ci era stata donato da una famiglia americana molto simpatica con cui avevamo cenato la prima sera che lo aveva già visitato ( tutti i biglietti dei parchi durano una settimana). Le Badlands sono terre brulle, come dice il nome, ma estremamente affascinanti. Nascondono tesori fossili ed hanno un fascino particolare che viene accentuato dal visitarle in solitudine: partendo la mattina presto e facendo il giro così come l’abbiamo fatto noi si riesce a scansare la folla. Una buona abitudine per visitare qualsiasi parco è quella di partire la mattina all’alba, cosa tra l’altro non difficile in un paese dove si cena massimo alle 19 e dopo cena non c’è molto da fare.
Nelle città più mondane la vita notturna dura fino alle 21! Usciamo dal parco da Wall Drug e lungo la strada ci fermiamo a visitare il Museo di Wounded knee, un piccolo e nascosto museo privato indiano dove viene ricordato il massacro che si svolse in questi luoghi nel 1890 ( ricordate il libro”Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”?). Il museo rischia di passare inosservato perché è immerso in una specie di outlet stile western ( se volete fare acquisti per il cavallo qui è il luogo giusto). Guidiamo fino a Deadwood. La cittadina è la più western di tutte ( insieme a Jackson Hole che però è molto più cara), piena di magnifici saloon . Dormiamo al Confort Inn che è ad un paio di chilometri da centro ma non ci sono problemi perché tutti gli alberghi sono serviti da un trenino che percorre anche il corso principale di Deadwood (parcheggiare in centro è al contrario più complicato).
4° giorno Imbocchiamo la 90 per poi deviare sulla 14 direzione Devil Tower designata daal presidente Roosevelt come 1° monumento naturale negli Stati Uniti. La spiegazione geologica di Devil Tower è che si tratti del nucleo di un vulcano esposto a milioni di anni di erosione, di fatto si mostra come un tappo di roccia striata che sorge in mezzo ad una pianura: l’effetto è magico.
Difatti la montagna è considerata insieme a Medicine Wheel uno dei più importanti luoghi sacri per i nativi indiani. La leggenda racconta che la montagna sia sorta all’improvviso per salvare una ragazza indiana da un orso il quale poi, cercando di arrampicarsi, l’abbia solcata con le unghie. Come detto la montagna è un luogo sacro e quindi per gli indiani è proibito salirci sopra se non in particolari feste religiose ma attualmente molti intrepidi ci si allenano in arrampicate. Come al solito gli americani non si curano molto delle esigenze e tradizioni dei nativi. Noi facciamo una bella passeggiata intorno a questo strano monolite che ispirò anche Spielberg ( ricordate “ Incontri ravvicinati del terzo tipo”?). Il paesaggio fino a Gillette è formato da immense praterie, rare fattorie, tutte con bandiera americana esposta, molti cavalli e qualche bisonte.
Praterie a perdita d’occhio, eppure qualche indigeno del luogo ci ha confessato di pensare di trasferirsi nel Montana perché molto meno affollato! “ …pensate si può guidare per cento chilometri senza trovare una casa” Sai che bello! Pranziamo a Gillette dove, avendo letto essere una graziosa cittadina western, pensavamo di fermarci ma rivelatasi niente di che proseguiamo fino a Sheridan dove, trovato un albergo con piscina, passiamo un fine pomeriggio in relax .
Anche Sheridan, pur essendo piccolissima, è dotata di un trenino che trasporta i turisti .Cena in un divertente ristorante zeppo di cianfrusaglie e reperti anni ’50. 5° giorno. Partiamo alla volta del Montana. Abbiamo letto su una guida che nella riserva indiana vicino a Little Big Horne Valley, il luogo dove si è svolta l’unica battaglia vinta dagli indiani, in estate si svolge un Pow-wow ( una festa che coinvolge tutte le etnie indiane) .
Non siamo riusciti a contattare questa mitica Crow Agency ma da quello che abbiamo trovato su internet la festa potrebbe essere proprio in questi giorni. Infatti così è. All’inizio a parte questo enorme assembramento di tende e una bellissima parata non sembra che rimanga molto da fare, tra l’altro pioviggina e siamo un po’ indecisi. Nessuno sa dirci niente di preciso ma poi facciamo amicizia con una comitiva di camperisti californiani (noi e loro siamo gli unici non indiani) che ci consiglia di aspettare perché la sera si svolgerà la vera festa. Durante il pomeriggio stringiamo molte amicizie, chiaccheriamo molto ed il tempo passa . La sera lo spettacolo è strabiliante : centinaia di persone, ognuno vestito con il costume tradizionale della sua tribù , si lanciano in danze e canti.
Meno male che adesso c’è la macchina fotografica digitale perché facciamo più di un centinaio di foto ma d’altro canto è impossibile non scattare, ogni costume supera in bellezza il precedente. La festa è sempre più scatenata con gare di tamburi e nuove danze ma non c’è da avere paura: qui gli alcolici sono proibiti. Dormiamo ad Haydin la cittadina più vicina.
6° giorno Traversiamo il Bighorn National park dove cerchiamo inutilmente di avvistare i castori ( animali notturni), vediamo le Shell Falls ( cascate), passeggiamoe poi torniamo indietro fino alla Burgess Junction proseguiamo sulla 14A visitando la Medicine Wheel ( un cerchio di pietre venerato dagli indiani) che non ci dice molto ma la passeggiata ci regala la vista di marmotte , daini e una specie di piccolo topo senza coda di cui non ricordo il nome. A sera arriviamo al Bill Cody Ranch sulla strada, bellissima, tra Cody ( graziosa cittadina ma troppo lontana dall’entrata del parco di Yellowstone) e l’ingresso est del parco nel mezzo della Shoshone National Forest. Abbiamo un graziosissimo cottage e facciamo amicizia cn una coppia di Seattle simpaticissimi. 7° giorno Mattinata a cavallo.
Qui nel Wyoming sul cavallo ci nascono. Non è raro vedere famiglie intere che partono con sacchi a pelo e poche altre cose per “ gitarelle” sui monti insieme a orsi e daini. Abbiamo visto bambini di pochi mesi portati sui dirupi e bambini di 4/5 anni già esperti mandriani. Io ho un gran fifa e chiedo un cavallo sul punto di morte. Comunque la gita è bellissima con attraversamento di fiumi e monti, tanto da soddisfare anche mia figlia che quando aveva saputo che saremmo andati sempre al passo aveva piantato una gran pippa. Nel pomeriggio viene giù un diluvio. Ci fermiamo al Pahaska Tepee dove abbiamo prenotato per due notti subito prima dell’ingresso est dello Yellostone e facciamo un primo giro dello Yellostone: sta diluviando ed in silenzio ognuno cova nere previsioni. 8° giorno Non piove. Iniziamo la visita dello Yellowstone National park il parco più grande e visitato d’America. Non pensate per questo di trovare la folla, il parco è grande quanto l’intera toscana o poco meno.
Partiamo alle 5 la nostra meta è la Hayden valley dove al mattino mandrie di bisonti scendono ad abbeverarsi allo Yellowstone river. Lungo la strada incontriamo subito un orsetto, un grizzli di due anni, che è intento a scavare vicino al ciglio della strada e ci riteniamo molto fortunati, la maggior parte delle persone con cui abbiamo parlato ci ha detto di aver visto gli orsi solo da lontano.
Facciamo colazione al Canyon Village: sono ormai le sette e siamo affamati quindi via con le uova e salciccie. Partiamo in passeggiata per visitare prima la Lower Falls e poi la Upper falls ( non so quanti gradini ma ne vale la pena). Sulla Chittenden road ci fermiamo per fare la passeggiata verso il Monte Washurn sperando di avvistare orsi ( abbiamo letto sulla guida che la zona è propizia) ma li avvistiamo solo per brevi attimi. Sulla strada del ritorno veniamo bloccati da una ranger ( i mitici ranger del orso Yoghy) perché una mamma orsa ha appena attraversato il sentiero insieme a ben 4 cuccioli! Siamo testimoni di un evento eccezionale: i grizzli fanno due al massimo tre cuccioli quindi è probabile che l’orsa abbia adottato due cuccioli non suoi. Passiamo lì un’ora scattando foto. Siamo felicissimi, alla fine l’orsa si allontana, con sospiro di sollievo dei numerosi ranger accorsi e profondo nostro disappunto ed anche noi rimontiamo in macchina. Dopo solo un centinaio di metri un placido orso bruno ci attraversa la strada dall’emozione ( prendi la macchina, no l’altra, quella è scarica) riusciamo a fotografare il guard rail. Prima di sera, di ritorno dalla bellissima Lamar Valley, verremo compensati dalla vista di un magnifico esemplare di Alce.
Cena al Pahaska.
A letto distrutti alle 10. 9° giorno. Sotto lo Yellostone la crosta terrestre è molto fine , solo 3350 metri, per cui si possono ammirare tutti i tipi di manifestazioni esterne del magma ribollente: geyser, calderoni, fumarole,sorgenti calde,marmitte di fango bollente. La nostra visita parte con il Mud Vulcano e il Sulphur Calderon , prosegue con le piscine a cascata ricoperte di calcare Mammoth hot spring
, tipo il più famoso Pammukkale in Turchia, per proseguire con la sistematica visita di tutti i geyser dai più dispettosi al Old Faithfull chiamato così appunto perché è l’unico geyser che, per la gioia dei turisti, erutta a precisi orari, senza ignorare le bellissime sorgenti termali ( una per tutti il Grand Prismatic).
Dormiamo al LakeYellostone Hotel, finalmente dentro il parco, sicuramente da consigliare : bel ristorante, sulle rive del Lago, belo e comodo. Se trovate posto punto di partenza ideale per visitare il parco.
10° giorno abbandoniamo lo Yellostone e proseguiamo visitando il Grand Teton, naturale proseguimento dello Yellostone. Si parte dal Colter Bay Visitor Center . Una prima fermata nei pressi di Willow Flats Overlook dove ammiriamo a lungo un alce che fa il bagno ( purtroppo anche qui niente castori, dice che si vedono solo la sera).
Ci sono molte passeggiate da fare essendo il parco racchiuso tra il fiume e le montagne per cui alcune sono anche piuttosto impegnative. Noi ne facciamo una facile intorno al Jenny Lake che può essere anche dimezzata prendendo al ritorno il battello che fa la spola tra le due rive. Anche lì un orso passeggia indisturbato lungo il sentiero, un alce si riposa poco lontano ed in finale due aquile americane fanno bella mostra di sé su un albero. Dormiamo a Jacson Hole,
graziosa cittadina MOLTO turistica dove fatichiamo a trovare posto per dormire e comunque i prezzi sono decisamente più alti che in ogni altro posto. La sera vediamo il nostro primo rodeo che ci piace moltissimo.
Lì incontriamo una coppia di californiani amanti dell’Italia con i quali chiacchieriamo tutta la sera.11° giorno girottoliamo ancora un po’ per Jacson tra saloon e negozi e poi partiamo. La strada di ritorno dopo il primo tratto è bella perchè passa attraverso la Medicine Bow National Forest. Transitiamo da Cheyenne capitale del Wyoming, un paesetto carino dove vale la pena fermarsi solo per vedere il rodeo, e ci fermiamo a dormire vicino Loveland. 12° Tra la visita del Rocky Montains National park e l’outlet locale le figlie optano per lo shopping, animali e natura ne abbiamo visti abbastanza. L’outlet è il bengodi dei teenager da Levi’s, a Ralf Laurent e Tommy Hilfinger. Nel primo pomeriggio ripartiamo per Denver, prendiamo possesso delle nostre camere, e poi ci incamminiamo alla scoperta della città. La sera cerchiamo posto per vedere il musical La Sirenetta ma sono rimasti posti pessimi e nonostante ciò carissimi, così ci fermiamo a vedere un concerto jazz nella zona pedonale( 16th Street Mall) ,
con grande gioia del marito, e ceniamo in un ristorante lì vicino. Al Coors Field , il megastadio di Denver , questa sera c’è una partita di baseball e siamo tentati ma poi non se ne fa di nulla, peccato!13° giorno Al mattino visitiamo il mercato delle Pulci che si tiene fuori città ma è molto facile da raggiungere perché è accanto ad un’uscita dell’autostrada. Qui la gente è tutta messicana, si vende di tutto ed a prezzi bassi. Compriamo un po’ di bigiotteria americana ed altre cosette . Pranzo a base di cucina messicana in uno dei tanti ristoranti del mercato. Nel pomeriggio visita di Denver.
I musei sono concentrati sulla Broadway vicino al Civic Center park .Nel Colorado History Museum non c’è tanto da vedere, le mie figlie si sono divertite di più nella fantastica Denver Public Library. Comunque Denver a noi è piaciuta più che altro per l’atmosfera, molto giovane piena di locali e ristoranti dove tra l’altro si mangia bene e in tutte le salse.
14° Ci svegliamo con calma , ultima ricca colazione con uova salcicce, pancake e muffin e ci avviamo per restituire la macchina ed imbarcarci sull’aereo che ci riporterà in Italia.