CAMPER CLUB LA GRANDA " LA GRANDA POLONIA1” TOUR TRA LA POMERANIA E I LAGHI MASURI
SEGUENDO LA VIA DELLE CICOGNE (Maggio 2009)
Cronaca del Tour organizzato dal Camper Club la Granda a cura di Nirvana Kucich Carion
Primo giorno: Stettino (Pomerania) - Camping Marina-
“ …Vicenda che di solito si sv\olge in maniera straordinaria ed è condotta a buon fine …” questa è la definizione che nel vocabolario della lingua italiana corrisponde alla voce: avventura!
Ora rielaboro questa definizione adattandola alla nostra situazione: viaggio in un paese così vicino ma ancora così sconosciuto – la Polonia – ricco di terra, di colori, di emozioni intense, di sorrisi e di ospitalità della gente, che a ogni piè sospinto ha assunto sempre più i connotati dell’…”AVVENTURA”!
Il tutto prende il via dalla città di Stettino: 25 camper, 48 camperisti e 2 cagnolini – Kerry e Dolly- anch’essi adattati alla vita vagabonda, riuniti presso una bella sala del campeggio Marina, ansiosi di conoscere i particolari del viaggio che entro poche ore, prenderà ufficialmente il via!
I riti che si ripropongono ad ogni inizio tour sono ormai consolidati: presentazione del percorso, modalità di comportamento durante il viaggio in colonna con relativo uso del baracchino o C.B. Queste ultime sono facili a spiegarsi, ma talvolta l’attuazione durante lo svolgimento del viaggio si presenta un tantino più complicata da attuare.
Per completare le operazioni, si estraggono i numeri corrispondenti alle postazioni nella colonna, che rimarranno tali durante tutto il tour e ogni equipaggio si fa conoscere presentandosi a quelli che saranno, per 17giorni, i compagni di …avventura!
In testa alla colonna con il camper n° 1, guidano il gruppo che condurranno …per mari e per monti…, Vitto “il capo” sempre pronto a nuove ed estemporanee iniziative e Nirvana che si adegua senza batter ciglio, navigatrice, segretaria ecc… Li segue a ruota con il n°2 Carlo attento e preciso al momento di svolgere il suo compito di vice e comunque valido sostegno, ogni qualvolta se ne presenti la necessità.
Le posizioni n° 3 e n°4 sono destinate rispettivamente agli “ artisti “ della videocamera – Ludovica - e della penna –Gianluigi ovvero G.L.B. - e a seguire della macchina fotografica –Enrico & Lydia. –
Importanti ed efficienti sono state le “ voci “.
Quella del n° 13, Anna, collocata a metà colonna che ha ripetuto, ripetuto e ripetuto, con voce chiara e nitida qualsivoglia genere di avvisi, raccomandazioni o istruzioni varie, e quella di Carmen, posta a fine colonna la “scopa” che ci ha controllati, contati e raccolti tutti.
Ogni altro equipaggio ha avuto la sua straordinaria importanza e la sua peculiarità che l’ha contraddistinto, il tutto ha fatto si che il gruppo, a poco a poco, sia divenuto un vero gruppo di amici, con l’intento comune di scoprire qualche cosa di nuovo e insolito, di vivere in un contesto diverso dalla routine di tutti i giorni, di assaporare nuove emozioni e di conoscere
località al di fuori di ogni rotta frequentata dalla massa e … credo che tutti siano stati accontentati !
ORE 16 DEL GIORNO 15 MAGGIO 2009
Inizia così, con la visita alla città di Stettino, il nostro primo approccio con la nazione polacca.
Incontriamo la guida Anna Wilczewska, che ci parlerà in tedesco con la mia traduzione.
Si percorrono con il bus i vari rioni della città per un interessante giro panoramico incontrando le vestigia e la realtà di questo paese posto nel cuore dell’Europa, dalla storia lungamente travagliata dove i segni della distruzione e della sofferenza sono ancora ben visibili, nonostante i rifacimenti nelle diverse epoche.
“ …Là dove il vento scorta una canzone
creata con parole incomprensibili,
dove la Storia sfoggia uno striscione
che rappresenta fatti inconcepibili,
là, sulle strade umide di pioggia
d’una Polonia quieta e affascinante
tra un prato verde e il nero di una roggia
s’avventura il turista itinerante. …” G.L.B.
Anna ci propone un’interessante ed esaustiva panoramica dei principali edifici della città – capitale storica della Pomerania occidentale che sorge sulle verdi rive dell’Oder – intrattenendoci sugli aspetti socio- economici del luogo e su come siano mutati gli stili di vita nei diversi settori dopo la caduta del “ regime”.
E’ stato interessante venire a conoscere che la piazza maggiore di Stettino fu modellata a somiglianza di Place de Gaule di Parigi e che molti edifici furono progettati dallo stesso architetto sia in terra Polacca che in quel di Parigi, per cui questo rione della città viene chiamato pomposamente: la piccola Parigi !
Abbiamo seguito con piacere e interesse la visita al castello dei Duchi di Pomerania antica sede dinastica dei Griffiti. E’ stato seriamente danneggiato dai bombardamenti alleati del 1944 e nel dopoguerra è stato ricostruito con lo spirito del “rinascimento polacco”.
Oggigiorno costituisce il fulcro della vita culturale della moderna città con le sue molteplici funzioni.
All’interno del castello si tengono concerti di musica classica, al …lume di candela e opere liriche in lingua originale. Nella corte maggiore ci siamo attardati ad ammirare la grande piazza contornata da un porticato, e sotto alla “ Torre dell’Orologio” tutti con il naso all’insù per vedere l’orologio astronomico cinquecentesco, funzionante, che batte tutti i quarti d’ora con un martello azionato da una statua rappresentante un clown.
Arriva l’ora di cena al ristorante Chata: l’ambiente è rustico e sin dal primo impatto è gradevole e accogliente, ci disponiamo ai vari tavoli senza scelte particolari di commensali, ma lasciando fare al caso, così abbiamo l’opportunità di conoscerci meglio e di familiarizzare.
Bisogna familiarizzare anche con il menù della cucina polacca che, su nostra espressa richiesta, è assolutamente tipico del luogo.
Il primo piatto è costituito da un’ottima zuppa calda, servita all’interno di un gran panino
fragrante e saporito dal colore e dal profumo tipici della pagnotta appena uscita dal forno, alla quale è stata ritagliata la calotta superiore che funge da coperchio adatto a mantenere la temperatura della zuppa con una gradazione …elevata. Il suo nome in lingua polacca è “zurek”.
La novità desta in noi approvazione, sia nel senso del suo squisito sapore che della inconsueta presentazione scenografica!
Altro incontro culinario importante è quello con i “pieroghi”, un tipo particolare di tortello che può essere ripieno di patate, crauti o carne, lo riproveremo non appena ne avremo la possibilità.
Rientriamo al campeggio, a bordo del bus guidato da un autista simpatico e dalla guida disinvolta, soddisfatti e felici della nostra giornata iniziale che ci ha già regalato il piacere di scoprire qualche cosa di nuovo, d’interessante e, ripassando le norme più e più volte ripetute da Vitto per il battesimo del viaggio in colonna dell’indomani, ci auguriamo una buona notte!
Secondo giorno :da Stettino a Leba ( Pomerania) – Camping Rafael
STETTINO –Goleniow - Koszalin –Darlowo – Slupsk – LEBA
Come dagli accordi presi, chiave inserita nel cruscotto si attende il fatidico appello.
La voce di Carmen risuona ai nostri apparecchi e ci invita a disporci verso l’uscita dal campeggio: n.1…n.2…n.3 e così via fino al 25, una volta usciti, eccoci pronti sulla strada a macinare kilometri l’uno dopo l’altro.
La giornata si presenta di un colore grigiastro con qualche goccia di pioggia che tende ad infittirsi, la temperatura si aggira sugli 11° circa, procediamo con calma per attendere che tutti siano sistemati nelle rispettive postazioni.
E’ importante che ogni equipaggio riconosca subito il suo precedente e il suo seguente ai fini di un veloce riposizionamento dopo le varie soste!
I cartelli con i numeri sono ben chiari e visibili: quello con applicata la cicogna, simbolo del nostro viaggio, è posto sul vetro anteriore e l’altro su quello posteriore.
Inizia da questo momento anche il lavoro del “ripetitore”- Anna - che ripete con voce calma e sicura i cambiamenti di percorso, le indicazioni da seguire, gli ostacoli di vario genere da superare, provenienti direttamente dalla cabina di pilotaggio del camper n°1 e che anche la “ scopa” con la sua parlata vivace e cristallina confermerà per aver così la certezza che tutti siano al corrente delle comunicazioni.
La sosta per il rifornimento carburante non si fa attendere: è tutto programmato, si cerca di lasciar entrare tutti i mezzi nel distributore per non creare ingorghi o soste pericolose.
Con calma l’autista si avvicina alla pompa erogatrice, una volta che il motore ha ricevuto la sua giusta razione di gasolio, chi funge da navigatore si appresta alla cassa, cosicchè la colonnina rimanga libera per il successivo rifornimento e … se ci si mette anche la difficoltà del pagamento in valuta straniera -zloty- dopo tutta questa fatica, un buon caffè ristoratore è d’obbligo!
Come si riparte e si riaccendono i C.B. la voce di Vitto fa risuonare un complimento a tutti gli equipaggi per l’ottimo lavoro svolto, ma per non apparire troppo tenero, termina con un laconico…”si potrà migliorare e si potrà fare di meglio !!!!”
Si viaggia tranquilli lungo un percorso immerso nel verde dei campi con un fondo stradale più o meno accidentato. Non incontriamo molto traffico, le carreggiate consentono a qualche veicolo il sorpasso della colonna, gli occupanti si sporgono dal finestrino con molto stupore e con un cenno di mano ci salutano cordiali.
Scorrono accanto alla nostra carovana, che viaggia a velocità di crociera, piccoli agglomerati che spesso contano solamente una manciata di case .
Essi portano ancora i segni di un recente passato piuttosto difficile da scordare, di tanto in tanto sorgono anche delle costruzioni nuove, semplici, ordinate che sono il segno del desiderio e dell’impegno per un miglioramento del tenore di vita degli abitanti.
Essi si affacciano alla soglia della casa e…guardano con aria smarrita questa strana sfilza di mezzi, rispondendo sempre al nostro saluto con un sorriso che potremmo interpretare come “ benvenuti sul suolo della nostra patria”.
Ogni qual tanto la carreggiata è attraversata dai binari, i passaggi a livello sono quasi tutti incustoditi per cui bisogna fare molta attenzione all’arrivo del treno. Dal camper n.1 - ne arriva la segnalazione, sempre ripetuta dal n.13 e confermata dal n.25.
Ma…poco prima del passaggio a livello c’è uno STOP da rispettare e, nei pressi della cittadina di Darlowo, accanto alle rotaie, sono piazzati i “puffi”- ovvero la polizia – dall’aspetto severo. Essi guardano scorrere lentamente tutto il lungo serpentone, arrivati al 23° camper decidono perentoriamente di intimare l’alt.
La colonna deve proseguire con maggiore lentezza e i vicini fanno da spalla al malcapitato. Sembra che l’osservanza della regola non sia stata ottemperata e, dopo qualche piccolo contrasto –in quale lingua?– senza alcuna contravvenzione possono riprendere la marcia – sarà l’unico incontro ravvicinato con i puffi polacchi.
Una volta ricongiunti, ci aspetta la sorpresa che la sosta pranzo prevista nei pressi della zona del porto, salta per via del mercato che, tra bancarelle e ombrelloni, occupa tutti gli spazi liberi.
La fortuna è dalla nostra parte: una macchina del luogo ci affianca per aiutarci in questo momento di difficoltà, conosciuto il nostro problema di parcheggio si propone gentilmente come guida per ritrovare una sistemazione dove poter consumare, seppure sotto una pioggia battente, il nostro pranzo in …santa pace!
Infatti…troviamo comodamente posto nel piazzale del …cimitero !
Riprendiamo la strada verso Leba, la pronuncia è Ueba, la pioggia non cessa, ci accompagna fino a che non giungiamo al paese, imperversando anche al momento in cui siamo impegnati nel raggiungere l’assetto idoneo dei mezzi nel campeggio: ci attrezziamo con ombrelli e mantelle per completare le operazioni di sistemazione attacco luce ecc…! Ci troveremo dopo cena in una saletta che il proprietario ha messo a nostra disposizione per la riunione ufficiale e per quattro chiacchiere tra amici.
Così è stato: chiamerò queste nostre riunioni serali il “G48” perché in esse si sono sempre trattati temi di grande importanza strategica per il nostro tour :
- Riepilogo e analisi della giornata appena conclusa, considerazioni su tutti i suoi aspetti, compresi quelli da migliorare o da rifinire.
- Programmazione della giornata successiva, vista in ogni dettaglio logistico: dal percorso, alle tappe intermedie, dal cambio di valuta, agli acquisti di vario genere, all’abbigliamento più consono da tenere in vista dell’escursione programmata (nulla è tralasciato!)
- Sensazioni e commenti dei singoli equipaggi
- Varie ed eventuali
Tra le varie ed eventuali sono sempre compresi dolcetti, biscotti da gustare e qualche buona bottiglia da stappare tutti assieme in allegria. La temperatura della serata – scarsi 10°- prevede per ovviare ai rigori del tempo, un bicchiere di caldo e fumante tè.
“…La pioggia ci accompagna fino in fondo
e si ritira solo a tarda sera.
Saturno sta nascosto ancora al mondo
E al sole rivolgiamo una preghiera…” G.L.B.
Ci ritiriamo nei nostri camper con la segreta speranza di vedere un po’ di sole all’indomani mattina, perché ci attende una nuova ed emozionante Avventura!
Buonanotte
Terzo giorno: Leba - Slowinsky Park (Pomerania)
E’ un buon giorno per tutti: il sole che splende, rende bello il nostro campeggio, finalmente vediamo anche le aiuole fiorite, il soffice terreno ricoperto dall’erbetta verde, e tutto ciò che la precedente serata piovosa ci aveva tenuto nascosto.
L’escursione nello Slowinsky Park, nasce sotto un ottimo auspicio: cielo terso, neppure una nuvola, il sole che ci accarezza e grande entusiasmo per l’avventura che ci apprestiamo a vivere.
Ci attende sulla soglia del campeggio, un colorato trenino coperto solo da un tettuccio, sui cui vagoni ci sistemiamo con un gran vociare spensierato ed euforico.
Attraversata la città in un attimo, la locomotiva, seguita dal suo carico di vagoncini di avventurosi grandisti, ci introduce subito nel paesaggio della fitta foresta del Parco tra imponenti alberi e un folto sottobosco, per un tragitto di km. 8,5. Gli ultimi 5 km li percorriamo invece a bordo a delle macchine elettriche (melex) che ci lasciano a Rabka al limitare del…deserto !!!!
Il paesaggio che scorge il nostro sguardo stupefatto, è surreale e coinvolgente: una landa desertica nel bel mezzo della Polonia!
Siamo avvolti dalla sabbia, e da alberi rinsecchiti e scheletrici che svettano sopra di essa. Di primo acchito è difficile rendersi conto se sia la sabbia ad aver inghiottito gli alberi o se siano questi ad emergere magicamente dall’immensità dei suoi minuscoli ed impalpabili granelli !
Lo spettacolare fenomeno naturale si forma per l’azione del vento che trasporta la sabbia, dando origine alle dune che si spostano anche di 10 metri l’anno soprattutto nella stagione invernale, “mangiando“ la foresta.
La collina bianca, 50 metri di altezza di nome Lacka, si staglia davanti a noi. Giunti ai suoi piedi, siamo sopraffatti dalla sua maestosità che ci fa apparire esseri piccini, proprio piccini, l’affrontiamo affondando i piedi nel mare di sabbia.
Si arranca fin sulla sommità e dinanzi agli occhi si schiude all’improvviso un altro straordinario spettacolo: le dune, ora grandi, ora più piccole, morbide e lisce per la consistenza della sabbia, si rincorrono l’una con l’altra, creando uno scenario che non ha limiti è quasi infinito … lunare.
Sul terreno, le nostre orme incrociano quelle di qualche animale che, probabilmente nottetempo, si è spinto fin sulle rive del lago per dissetarsi !
“…Siamo alle dune, e lì ci abbraccia il sole,
mentre nell’orme altrui ciascuno arranca,
adattando il suo passo alla sua mole,
come formiche sulla sabbia bianca….” G.L.B.
Si passeggia su questa distesa di sabbia – novelli Laurence d’Arabia – seguiamo il volo di alcuni rapaci volteggiare sopra le nostre teste; alla base delle dune in lontananza, il lago Lebsko.
Qua e là scorgiamo qualche cespuglio agitato e accartocciato dal forte vento, al limitare
della parte sabbiosa una foresta anch’essa incurvata dalle sue potenti sferzate. Passo dopo passo guardandoci intorno a 360°, per non perdere nulla dello spettacolo proiettato nel maxi schermo della natura, arriviamo a lambire le fredde e mosse acque del mar Baltico, accompagnati dallo strido dei gabbiani!
Il mare, il lago, la sabbia, la foresta, il vento, le dune… sono posti lì come in un mosaico le cui tessere nessun uomo avrebbe mai potuto riunire così perfettamente. Noi possiamo solo ammirare e deliziarci di questo spettacolo che muta in continuazione sotto i nostri occhi in un contrasto di luci e ambienti.
Si ritorna sui nostri passi, siamo nuovamente sulla cresta della duna più alta, si potrebbe scendere lungo l’identico percorso della salita, oppure… avventurarsi giù dal morbido e scosceso crinale utilizzando il “lato B” o rotolando su noi stessi per ritornare tutti un po’ bambini!
Ci attende ancora un viaggio con il simpatico treno per rientrare al campo base, prima però sosta nella zona del porto al ristorante Chata Rybacka, dove il “capo“ in combutta con “l’esperto” guidatore, ha concordato menù e prezzo (sempre pochi zloty essendo il cambio a noi favorevole).
Ben rifocillati da un gustoso pesce del mare locale, facciamo ritorno in campeggio sempre a bordo dei vagoncini e ci godiamo il pomeriggio libero: si può riposare, passeggiare, chiacchierare…l’importante è essere pronti per l’indomani mattina!
Quarto giorno: da Leba a Danzica (Pomerania) – Camping Stogi
LEBA – Choczewo –Karwia – Rozewie –Hel –Puck –Reda – DANZICA
Siamo al terzo giorno del nostro percorso, la sequenza delle operazioni mattutine ormai è consolidata, compresa quella della lettura da parte di Ludovica, ancora a motori spenti ma C.B. accesi, del quotidiano pensierino di Gianluigi.
Da Leba dopo un breve tratto che costeggia il mare rientriamo nell’entroterra. Il percorso ci offre ancora una volta l’occasione per immergerci nella placida e serena natura dell’ambiente polacco e “ficcanasare” bonariamente nella vita della popolazione intenta alle proprie giornaliere attività, cercando di comprenderne peculiarità, abitudini e tradizioni senza disturbare, nel limite del possibile, nonostante la nostra ingombrante presenza.
Il verde dei campi di frumento ci accompagna lungo tutto il viaggio, intervallato dal giallo dei campi di colza, da cui si estrae l’olio molto usato dalla popolazione polacca nelle più svariate usanze. Il vento che muove le spighe e i fiori gialli, li fa somigliare a un’immaginaria bandiera che si agita, sventola, si arrotola, si spiega nuovamente; i contadini sono intenti al lavoro, ma alzano gli occhi al nostro passare e non ci fanno mai mancare un cenno di saluto, unico e inconsueto intervallo di un giorno impegnativo.
L’accesso a molte delle località incontrate, solitamente è segnato da un Crocefisso o dalla statua della Santa Vergine posti su un altarino in un’aiuola adornata con nastri variopinti e fiori freschi. Attorno ad essi abbiamo spesso incontrato gli abitanti raccolti in preghiera davanti a questi simboli di fede, e noi, silenziosi, sfiliamo al loro fianco.
I paesi: solitamente si accentrano in un territorio ristretto, le abitazioni si susseguono l’una all’altra, dando l’immagine di un “ centro”, che dista svariate centinaia di metri dal successivo, dove la vita scorre secondo parametri che molti di noi non hanno mai vissuto!
Davanti ad ogni abitazione sono immancabili un orto e fiori seminati un po’ alla rinfusa tra cui predominano siepi di lillà, il tutto crea una gradevole miscellanea di colori dei quali immaginiamo il profumo!
I panni stesi ad asciugare, i bambini che giocano nell’aia al sicuro dai pericoli, uomini e donne intenti alle proprie attività giornaliere sempre uguali ma sempre diverse a seconda del tempo e della stagione, gli animali al pascolo incuranti del nostro passaggio, infondono anche in noi, una sensazione di rilassante tranquillità.
Al limitare dell’abitato, su una piccola sommità, o poco prima dei campi coltivati, svetta il campanile di una Chiesa. Adagiato lì vicino, s’intravede il minuscolo cimitero, quasi un fazzoletto di terra: ogni tomba è molto curata, adornata da fiori freschi. Noi tutti abbiamo chiara la percezione della devozione di queste popolazioni al culto di chi non è più.
“…Col verde che schiaffeggia i nostri volti
proseguiamo in colonna, un po’ allungati,
fra mucche stanche, case di sepolti,
madonne e crocifissi tutti ornati…” G.L.B.
La vita della colonna dei “bellissimi 25 “ prosegue, adattandosi ai placidi ritmi imposti dalla campagna polacca, non abbiamo fretta ci godiamo il paesaggio, anzi lo commentiamo; chi lo desidera esprime il proprio pensiero, chi ha notizie o delucidazioni in merito si fa avanti e lo comunica al gruppo.
Siamo diretti verso la penisola di Hel, prima sosta al faro di Rozewie, la punta più a settentrione della Polonia. Trovato il parcheggio, saliamo un po’ ansimanti su per la ripida scala a chiocciola che ci porta fino alla sommità del faro che anticamente era una fortezza. Condividiamo la visita con alcune vocianti scolaresche, felici di non essere sui libri di scuola, al termine anche noi come bravi studenti, forse un po’ in là con gli anni, riprendiamo il cammino, ma sempre dopo la tradizionale e corroborante pausa caffè.
Ci inoltriamo in questa lingua di terra tra due mari, durante la stagione estiva è molto popolata dai surfisti che hanno qui il loro regno dominato dal vento che li fa volteggiare sulle onde.
Il traffico è scarso, accanto a noi corre una bella pista ciclabile e la ferrovia, i nostri mezzi viaggiano come sempre “compatti” ma con una placida calma, per darci modo di godere il paesaggio a destra e a sinistra, ricco di spiagge, di alberi, di fiori, fino ad arrivare al paese, da cui prende nome l’intera penisola, Hel, estremo lembo di terra, dirimpettaio della città di Danzica.
Troviamo in men che non si dica un parcheggio capiente, retto da una signora dalla folta criniera gialla, o forse rossa, o forse “marroncina” che confabula con Vitto per trovare un accordo sul prezzo, alla fine sarà come sempre favorevole a noi!
Sostiamo lì per il pranzo, prendendoci il tempo per la visita al focario e un velocissimo giro tra le bancarelle poste sul lungomare, non poteva certo essere trascurato un simile entusiasmante momento.
“…Penisola di Hel, una corsia,
si viaggia con il mare a destra e a manca
paralleli a una vecchia ferrovia,
il panorama è bello, e non ci stanca…” G.L.B.
E’ tempo di riprendere il cammino e rifornire di carburante i nostri assetati mezzi, per poi avvicinarci a Danzica. Il sole ha ceduto il passo alla pioggia, entriamo in città dal nuovissimo viale Paolo Giovanni II e transitiamo sull’altrettanto nuovo ponte di ferro dal colore rosso che a tutti noi rimarrà nella memoria, (…!...) alla fine eccoci arrivati al camping, non piove più ed alto nel cielo compare un bel arcobaleno!
Abbiamo seguito anche oggi, come in tutte le altre occasioni, l’alternanza nell’ingresso al campeggio – dal n. 1 al n. 12 seguiti dal n. 13 al n. 25 – o viceversa, così i tempi d’attesa saranno regolarmente suddivisi tra gli equipaggi senza alcun tipo di privilegio!
Temiamo che l’accesso alla struttura rappresenti un problema per il camper n.7 dalle dimensioni superiori alle tradizionali… dovendo passare sotto a un cavalcavia ma per…un niente o poco più, entra anche questo mezzo, il suo proprietario ha senza dubbio trattenuto il fiato in quei pochi ma difficili metri!
La sistemazione è buona, tutti disposti sull’asfalto, al “ G48” di questa sera che si terrà sotto la tettoia del bar, un buon bicchierino di grappa aiuterà a corroborarci e pianificata la giornata dell’indomani ci scambiamo come sempre la buona notte!
Quinto giorno: Danzica (Pomerania)
“…Guida polacca brava e sorridente
di Danzica racconta tutto quanto
in italiano, con voce suadente
prolunga le vocali come a un canto…” G.L.B.
Questa è l’esatta descrizione di Renata Aleksandrowicz, la nostra guida autoctona, che ci racconta la difficile e tormentata storia della sua città, mentre con il bus, percorriamo strade e piazze per una prima ricognizione generale del centro e dei quartieri limitrofi.
Danzica è una magnifica città dalla storia millenaria e ricca di avvenimenti: si hanno sue notizie già dall’anno 997, fu poi capitale del ducato di Pomerania -anno 1300- e poi occupata dai cavalieri Teutonici, fino all’anno 1454, durante la cui occupazione tutti i cittadini furono brutalmente massacrati.
Nel 1939 Danzica fu occupata dalle truppe tedesche e i suoi abitanti inviati nei campi di concentramento (una stima li conta in circa 85.000) e tutti gli ebrei evacuati.
Nel dopoguerra a seguito della conferenza di Yalta si chiamò definitivamente Gdansk cioè Danzica e guidata dall’amministrazione del regime comunista.
Danzica dal 1989 per merito del leader Lech Walesa, e Solidarnosc è, come tutta la Polonia, una città libera. La sua movimentata vita è ora documentata dai vari edifici, dai castelli e dalle Chiese che, in parte ricostruiti dopo la guerra, sono a testimoniare una quanto mai difficile esistenza.
Transitiamo accanto ai cantieri dell’industria pesante, alle ciminiere di mattoni rossi, al quartiere del porto dal quale prese il via la più recente rivoluzione per arrivare al centro storico della “ Perla del Baltico”.
Vi si accede attraverso le porte: la Porta Alta, la Porta dell’Oro, la Porta Verde, la Porta del Pane. Passeggiamo nella bella e spaziosa “ulica Dluga”, seguendo sempre tutte le spiegazioni storico-artistiche di Renata (costantemente tallonata, ma con garbo, dall’amico Carlo).
Sosta d’obbligo per la foto di rito davanti alla fontana del Nettuno, sullo sfondo, attraverso la Porta Verde, s’intravvede il bel lungofiume cioè il passeggio sulle rive della Vistola. Gli occhi delle signore stanno già vagando alla ricerca di qualche cosa di prezioso … Renata conosce perfettamente l’oggetto dei desideri, invitandoci ad appropinquarci alla gioielleria più antica della città che vende monili di autentica ambra: la gioielleria Bernstein.
Raccolti in uno studio-laboratorio, siamo tutti composti ad ascoltare con vivo interesse le spiegazioni di un esperto del settore, per riconoscere la qualità e l’autenticità della pietra.
L’ambra è una resina fossile organica e si hanno sue notizie già 50 milioni di anni fa. E’ tradizione che essa abbia delle proprietà terapeutiche che portano alla guarigione di alcune malattie.
Superata la fase di conoscenza…tutte noi e tutti loro (mariti) siamo irresistibilmente attratti dal bancone sul quale splendono i tableau ricoperti dai gioielli ambrati. Siamo pronti per ammirare, confrontare, scegliere, provare, le nostre mani si muovono lentamente alla
ricerca del pezzo particolare per se, per un pensierino a qualche amica. Terminate tutte queste operazioni, finalmente scattano anche gli acquisti, quanti pacchetti e pacchettini e quanti sorrisi soddisfatti!
“ …Tutte le mogli intanto fan manbassa
di ciondoli,collane ed anellini,
quindi i mariti vanno a fare cassa
svuotando i loro colmi borsellini…” G.L.B.
Il pranzo tipico di oggi è nel centro città in un bel ristorante di nome Gdanska, arredato in stile Liberty, molto elegante, accogliente. Alle pareti specchi decorati che riflettono le immagini di noi seduti ai tavoli con i candelabri accesi, di noi che brindiamo alla bella vacanza e di noi che assaporiamo quest’altro tipo di menù polacco, gradito all’intera compagnia.
Abbiamo ancora il tempo per addentrarci in qualche altro vicolo di particolare interesse nella parte della città vecchia, fino a giungere alla Ulica Mariatscka, la via delle case tipiche con i terrazzini adornati di fiori, le insegne di ferro battuto dei negozi e le bancarelle dei prodotti per lo shopping, a uso e consumo dei turisti!
Alla fine di tutto, pronti e scattanti per il tanto desiderato supermercato, ci sbizzarriamo negli acquisti di generi alimentari perché chissà quando il buon “capo” Vitto ci concederà il prossimo giretto per la spesa!
Serata tranquilla con il consueto ritrovo dei “48 Grandi” del tour per definire i particolari della prossima giornata: ci aspettano grandi sorprese e nuove avventure per cui buonanotte e sogni d’oro…anzi d’ambra!
Sesto giorno: da Danzica a Frombork (Masuria) – Camping Copernicus
DANZICA -Malbork / Malbork –Buczyniec con bus /Buczyniec-Elblag con motonave / Elblag Marlbork con bus/- FROMBORK
Si parte alle 6e45 ora di Danzica: in perfetto silenzio scivoliamo al di fuori del campeggio cercando d’arrecare poco disturbo al sonno dei vicini, oggi si prospetta una bella giornata di sole colma di ogni genere d’avventure adatte a soddisfare i diversi generi di desideri!
Tutti ordinati e compatti - come ci sollecitano con scrupolo, diligenza e cortese insistenza, le voci che giungono dal baracchino del mezzo n.1, n.13 e n. 25- ci addentriamo lungo una strada che si snoda tranquilla nel silenzio del mattino, tra campi e prati di colza che si rispecchiano sulle acque del canale che ci scorre accanto.
C’è silenzio tra la nostra truppa, che forse qualcuno dorma ancora? No! Siamo immersi, con lo spirito e con la mente, ma sempre attenti alla segnaletica stradale, in questa placida natura che ci accompagna.
Ne cogliamo l’armonia dei colori, dei profumi, dell’impalpabile nebbiolina che ricopre, velandolo, il nostro orizzonte, dell’aria ancora pungente del mattino e dei raggi di sole che promettono riscaldarla entro breve.
Proviamo una gradevole sensazione di familiarità, nell’incontrare un volto sconosciuto ma sorridente, che ci porge il suo semplice saluto, o nell’incrociare uno sguardo curioso che ci accompagna fino a quando il lucido serpentone non scompaia dietro ad una curva o al limitare della via.
Affidiamo alla memoria delle nostre macchine fotografiche e delle videocamere questi
momenti unici, senza guastarne la realtà così viva e vera, per riassaporarli nel ricordo e condividerli con i familiari, una volta ritornati a casa.
Sui pali della luce sono posti in bellavista i primi nidi di cicogne che, puntualmente, gli amici dalla colonna segnalano: ora a destra ora a sinistra, questi grandi uccelli, celeberrimi nelle credenze popolari perché portano i bambini nel fagotto tenuto saldamente tra il lungo becco, ci scorteranno lungo tutto il nostro viaggio come un portafortuna!
All’improvviso tra gli alberi, ci appare, in tutta la sua spettacolare imponenza, il castello di Malbork: ricordo delle antiche vestigia della storia polacca.
“…Nei tre anelli di mura difensive
si conserva il ricordo medioevale
che, come incanto, tra pareti vive
sembra farci tornare nel reale “… G.L.B.
Il castello di Malbork fu costruito dall’ordine Teutonico con il nome di Marienburg, cioè castello di Maria, la patrona dell’ordine; esso è un classico esempio di fortezza medioevale ed è il più grande castello del mondo costruito in mattoni, uno dei più imponenti d’Europa, patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Il castello di Malbork è diviso in tre parti: il castello basso che ospitava le abitazioni dei soldati e il deposito delle armi. Il castello medio, che ha subito molte modifiche, che ospita il refettorio, la stanza più grande del castello, divisa nella parte invernale e in quella estiva, inoltre la Cappella di Sant’Anna nella quale sono conservate le tombe dei Grandi Maestri.
Infine il castello alto nel quale sorge l’imponente palazzo del proprietario costruito su quattro piani che spettava al Grande Maestro dell’ordine Teutonico, il porticato gotico che lo circonda racchiude un bellissimo cortile interno.
Seguiamo con attenzione le esaurienti spiegazioni di Renata, passando da una stanza all’altra, dalle cucine, alle lavanderie, alle sale di rappresentanza del castello fino ad arrivare nel salone del Consiglio, grande imponente con lo scranno del Gran Maestro nel lato più corto circondato lungo gli altri lati della stanza, da una lunga serie di sedute allineate a disposizione degli appartenenti all’Ordine.
Non resistiamo alla tentazione di sistemarci, a turno, sul “ trono” del Gran Maestro e poi, tutti seduti sugli scranni laterali, ci esibiamo in una performance…da stadio… con una bella “OLA”.
La visita termina con questa esilarante interpretazione, ma non la nostra super-giornata. Raggiungiamo con il bus, Buczyniec una località che dista circa una cinquantina di km. da Malbork ed alle 13e30 ci imbarchiamo pronti ad intraprendere questa nuovissima avventura. Viaggeremo non più con i nostri camper bensì con una motonave lungo il canale di Elblag- Ostroda, del quale copriremo una metà del percorso.
Il canale artificiale è lungo 82 km. con un dislivello di circa 100 metri ed unisce tra di loro 6 laghi che ora sono zone faunistiche protette.
Dopo il solito conciliabolo, il “capo” ci formula la sua proposta, accettata all’unanimità, di un pranzo a bordo, abbondante e appetitoso.
La barca si muove e noi tutti fuori sul ponte, sporti dal parapetto per comprendere, apprezzare e ammirare quello che si definisce un capolavoro dell’ingegneria idraulica.
E’ un sistema di chiuse che è formato da 5 rampe con altrettanti scivoli, che consentono la navigazione nonostante i dislivelli, trasportando la barca via terra su una piattaforma speciale montata su dei binari.
Un’esperienza ... anfibia…spettacolare!
Il viaggio è veramente incantevole, tra il sole, l’acqua del canale che rispecchia gli alberi e i cespugli delle rive e persino il volo degli uccelli. Sullo sfondo minuscoli villaggi, li intravvediamo appena, si riconoscono dall’alto campanile, alcune mucche placidamente al pascolo, continuano a cercare la loro erba preferita e non ci degnano di uno sguardo. Sopra di noi diverse specie di volatili che volteggiano instancabili emettendo ognuno il proprio particolare canto… che molti “esperti” sanno riconoscere.
Il comandante scherzosamente mette sul capo di Vitto il suo cappello della divisa (tra capi ci si intende) e permette ad alcune di noi, mentre la barca viaggia sulle rotaie, di mettersi al timone per qualche breve istante, giusto il tempo di uno scatto fotografico!
Al termine dello spettacolo del funzionamento delle chiuse, sembrerebbe che la navigazione dovesse procedere tranquilla fino al termine, invece non appena il canale di Elblag si allarga nel lago di Druzno, inizia l’incantevole scenario di questa riserva naturale.
La barca rallenta, scivola frusciando sull’acqua, siamo tutti sul ponte e scrutiamo attraverso i binocoli: nidi di uccelli tra i canneti, cigni con i piccoli, anatre, tuffetti, sule, molte infinite, colorate, ondeggianti ninfee.
Nel cielo volteggiano, nel classico girotondo, diverse specie di rapaci pronti a tuffarsi non appena addocchiata la preda, infine avvistiamo con meravigliato stupore, l’aquila che pasteggia con delle uova saccheggiate da un nido, forse avrà cacciato anche chi le stava amorosamente covando!
Le nostre dita indicano ai compagni dei nuovi spettacoli, ovunque si giri e si posi il nostro sguardo, come in un film, è incantato da suggestive immagini; ci smuove solo un improvviso temporale che ci costringe a rifugiarci sotto coperta fine a giungere all’approdo finale.
“…Nel vento che si fa più dispettoso
filmiamo cigni, anatre e rapaci,
il letto del canale è un po’ melmoso,
nel cielo giocano le sule audaci…” G.L.B.
Rientriamo nei camper, rimasti fedelmente ad attenderci al parcheggio di Malbork, ben custoditi fin dal mattino, ci rimettiamo in movimento per raggiungere la nuova destinazione per la sera: Frombork. Il campeggio è completamente dedicato al nostro gruppo, nel frattempo il tempaccio ha lasciato il posto a una bella serata.
Tradizionale riunione del “G48” in una sala che il solerte campeggiatore ci ha adeguatamente allestito. Ci si prepara all’escursione dell’indomani, oltre a formulare gli auguri più sentiti e sinceri per l’anniversario di matrimonio di Carmen e Sergio, equipaggio n.25, ultimo mezzo della colonna. Li festeggiamo, alzando i calici ripieni delle bollicine di uno spumante, brindando alla loro lunga vita futura. Ci lasciamo nella fresca serata rivivendo tutte le bellezze dell’odierna fantasmagorica giornata, preludio a una buona notte!
Settimo giorno: da Frombork a Wegorzewo (Masuria) - Camping Rusalka
FROMBORK –Braniewo –Gorowo –Zywkowo-Bartoszyce –WEGORZEWO
Il campeggio riserva ogni tipo di comodità richiesta dai camperisti: scarico e carico d’acqua comprendendo anche una sommaria lavatina ai mezzi, il tutto sotto ad un bel sole che anche oggi pare abbia intenzione di scortarci con il suo splendore.
Prima della partenza arriva anche il pane fresco, ordinato al solito solerte campeggiatore, che distribuisco avvolto in un tovagliolo decorato con il simbolo della cicogna: e sì oggi è il giorno che ci porterà a Zywkowo il paese delle cicogne!
Già si sente il rombo dei motori, inserita la marcia si parte entusiasti per la sorpresa che questa nuova giornata avrà in serbo per noi.
Il verde è il colore predominante di tutti i paesaggi che incontriamo strada facendo, quella di oggi ci delizia con un bel panorama bucolico, ma il fondo stradale è in condizioni disastrate.
Si passa dalle buche, ora al centro della carreggiata ora qua ora là rattoppate in maniera artigianale, fino a giungere al rumoroso e saltellante pavé, tanto che le voci degli equipaggi al baracchino si ricevono singhiozzanti e tremule.
Siamo nel cuore dell’Avventura, e l’Avventura prosegue anche senza precise segnalazioni sull’itinerario, perché dallo schermo del navigatore del nostro camper, il n.1, è scomparsa qualsiasi indicazione stradale, è rimasta sola una freccia che vaga nel mare del nulla!
Allora, là dove la tecnologia fallisce, interviene l’uomo alla vecchia maniera: si ferma un passante, si chiede l’informazione e questi molto gentilmente si sbraccia per indicarci la via giusta, e così è stato!
Arriviamo in questa località, il cui nome non compare sulle carte geografiche, lo aggiungeremo noi con il variopinto pennarello dell’entusiasmo, perché è valsa veramente la pena di inerpicarci fino quassù.
La via per raggiungere il…”centro” è molto stretta, alcuni trattori cercano di ampliarla per renderci più facile l’accesso, troviamo parcheggio per tutti i mezzi “vicini- vicini”ai lati della strada, il traffico non ne risentirà di certo!
Zywkowo: il paese dove vivono più cicogne -circa 50 coppie- che abitanti, non più di 20 famiglie!
Un’oasi di pace, di calma immersa nel verde della campagna, in sottofondo una particolare e unica colonna sonora: il ritmico “battibecco“ cioè il muto, incomprensibile linguaggio ottenuto con lo sbattere del becco, di questo migratore che arriva fino a qui nel mese di aprile per costruirsi il suo nido e far nascere i piccoli.
Qualche numero per conoscere meglio la cicogna bianca:
Misura 80 cm di altezza e può pesare anche 4.400gr.
Il suo becco raggiunge la lunghezza di 20 cm. e oltre.
Depone da due a sei uova che cova per circa un mese, vive per più di vent’anni.
Il suo bel nido, ricco di rami intrecciati, che noi abbiamo fotografato a iosa sui pali della luce, sui tetti, tra gli alberi può arrivare a pesare anche…una tonnellata, ogni anno ospita la medesima coppia, che lo…ristruttura a ogni primavera.
“…La cicogna è quel tenero animale
che migra senza sosta fra i camini
con un fardello tenero e speciale,
dicon che faccia nascere i bambini…” G.L.B.
Ci accoglie, felice della visita – in precedenza ne avevamo concordato le modalità - la famiglia Andrejew: il Signor Wladyslaw e la dolce Signora Anna; ospitano nel loro campo 24 nidi.
Ci mostrano con fierezza i giornali e le riviste che riportano gli incontri con delegazioni di vari enti o anche di privati provenienti da tutta Europa, compresa naturalmente l’Italia, per vedere questo microscopico ma eccezionale paese fuori dal mondo e dal tempo.
Nell’ampio giardino della loro casa hanno apparecchiato diversi tavoli sui quali, per la delizia, ma non solo dei nostri occhi, si lasciano ammirare svariati tipi di dolci: del gustoso paté da spalmare sul pane appena cotto, della deliziosa marmellata di ciliegie, il tutto preparato per noi da tutta la comunità paesana: un’accoglienza da 10 e lode.
Dopo una simile abbondante merenda, si brinda con tè alla menta, succo di frutta, latte o caffè, il sole ci guarda benevolo e noi ricambiamo l’occhiata con una strizzatina d’occhio al bel cielo turchino.
Passeggiando, vaghiamo da un cortile all’altro di Zywkowo, gli abitanti ci invitano a entrare nelle loro case, nei loro giardini e con orgoglio ci indicano le postazioni delle cicogne; il giusto orgoglio di questa popolazione così laboriosa, intraprendente e…fortunata!
Ci allontaniamo con un ultimo sguardo a questa ridente e piacevole località, mentre alcune bociany - cicogna in polacco - spiegano le loro grandi ali nel cielo.
Il pomeriggio è pieno di sole, il viaggio prosegue tra campi, alberi di acero e di tiglio, mucche al pascolo e persino un bianco allevamento di oche starnazzanti al nostro passaggio.
Al C.B. risuonano ancora diverse segnalazioni di cicogne sui nidi, in volo e nei campi a …pascolare…, come ci comunica il n.13, ma nonostante il verbo non sia quello appropriato, ha reso benissimo l’immagine che in quell’istante le scorreva accanto: un prato verde appena mosso dal vento sul quale..?!?!.?.diverse cicogne bianche !
La meta serale è Wegorzewo, nella regione dei grandi laghi della Masuria, al campeggio Rusalka proprio sulla riva del lago Mamry, posteggiamo senza economia di spazi nel verde del prato.
“…Sul lago sta una barca a dondolare;
sul prato, presso i bungalow deserti,
se ascolti, odi le rane gracidare,
con ranocchietti timidi e inesperti…”. G.L.B.
La fatidica riunione del“G48” è in una bella sala con porte e finestre rigorosamente chiuse …per non permettere l’ingresso alle zanzare affamate, e c’è sempre qualche cosa di nuovo o inaspettato da comunicare agli amici per la giornata successiva !
“…C’è ancora la riunione, i pasticcini,
le camperiste dedite a servire
i camperisti dediti ai grappini
finché tutti siam pronti per dormire…” di G.L.B.
Il giorno ormai volge al termine anzi, ormai è concluso, augurando a tutti la buonanotte, mi frulla per la mente uno strano pensiero: ma quelle cicogne dove mai avranno lasciato il loro roseo fagottino?
Ottavo giorno: da Wegorzewo a Stary Folwark (Masuria) – Camping Stary Folwark
WEGORZEWO – Grabowo –Suwalki –STARY FOLWARK
Questa mattina i camper rimangono a riposo sulla riva del lago attendendo pazientemente il nostro ritorno da Gierloz, dove siamo diretti con il bus.
A Gierloz, faremo visita alla “Wolfsschanze “ ovvero la “Tana del lupo”: è stato il quartier generale di Adolf Hitler, sul fronte orientale, durante la seconda guerra mondiale, dal giugno 1941 al 20 novembre 1944.
La scelta di questo luogo come rifugio, fu decisa per la sua facile mimetizzazione e accessibilità, oltre che per la relativa vicinanza ai confini sovietici.
Il quartier generale era in realtà un sistema di 80 bunker messi in comunicazione tra loro da gallerie e protetti da campi minati, filo spinato e postazioni di artiglieria contraerea. Inoltre erano dotati di una stazione ferroviaria, un aeroporto per permettere i collegamenti con la madrepatria e soprattutto un collegamento telefonico diretto con Berlino.
Il famoso attentato, da cui è stato anche tratto il recente film “operazione Walchiria” è stato perpetrato dal colonnello Klaus von Stauffenberg il 20 luglio 1944. Come ritorsione, Hitler ordinò uccisioni di massa.
Oggigiorno è una tetra attrazione turistica per gli infausti avvenimenti che ricorda, ma storicamente rilevante.
L’abbiamo visitata sotto l’attenta e competente guida del Signor Jerzy Szymkowski. Egli parla solo tedesco ed io mi adopero per tradurre al meglio.
Si presenta a noi con un fare da signore d’altri tempi… i libri sottobraccio e chiarendo subito le sue “istruzioni” per la visita: disporsi a semicerchio davanti a lui, guardarlo negli occhi, e seguirlo lungo il percorso senza sorpassarlo in modo tale che sia lui stesso a trovare man mano gli spazi idonei alle spiegazioni…il silenzio assoluto è sottointeso!
Queste rigide regole ci hanno consentito di seguire con vivo interesse l’importante vicenda storica contemporanea e apprezzare la reale e concreta competenza del nostro interlocutore, autore tra l’altro di numerosi testi storici.
“…Con l’interpretazione di Nirvana,
sotto uno sguardo azzurro che conquista,
la guida narra della oscura Tana
che fu rifugio al demone nazista….”
“…Tra le ombre del bosco, a passo lento,
ascoltiamo in silenzio, attentamente,
augurandoci che tale sgomento
non torni a funestare altra gente…” G.L.B.
Il giro lungo i bunker, lesionati e in parte fatti crollare, nonostante l’imponente struttura in cemento armato, dall’armata tedesca in ritirata, volge al termine.
Ci ritempriamo con un buon caffè e il Signor Jerzy accetta, con un simpatico sorriso che spunta dai suoi baffetti, di unirsi a noi prediligendo però una più energica vodka…doppia!
“ …Fuori dal bosco torna il buonumore
e sotto il suo cappello un po’ a pagoda
la guida bacia quante può signore
mostrando di non esser fuori moda…” G.L.B.
Il bus è pronto per condurci ancora sulle strade della Masuria esattamente al Santuario di Swieta Lipka.
E’ un Santuario barocco immerso nel verde, legato a una leggenda medioevale: un condannato a morte si pente dei suoi crimini e prega la Madonna, Ella lo perdona e gli fa dono di un tronco di tiglio sul quale lui scolpisce l’immagine della Santa Vergine, i suoi carcerieri riconoscono l’intervento della Madonna e lo liberano.
Nel XVII secolo si stabilirono nel Santuario i Gesuiti che ne completarono la costruzione, come noi lo vediamo oggi. Al suo interno il meraviglioso e imponente organo, composto da 5.000 canne, opera di Josuè Koenigsberg.
Durante il giorno, solitamente dopo le funzioni, le abili mani di una suora, scorrono sui suoi tasti, mentre, seguendo la musica, le figurine di Angeli e Santi si muovono, presentando la scena dell’Annunciazione.
Abbiamo assistito anche noi al concerto, una volta conclusa la Santa Messa.
Le note suonate erano dolcissime e coinvolgenti, abbiamo ascoltato concentrati seguendo la musica in ogni sua divagazione, raccolti attorno all’altare e gli occhi fissi alle statue che danzavano e si muovevano seguendo le note; immancabile, a conclusione del concerto l’Ave Maria di Schubert.
“…Il coinvolgente ritmo musicale
muove angeliche trombe trionfali,
catturati in un video digitale
angeli d’oro in moto con le ali…” G.L.B.
Ritornato il silenzio, un monaco dà alcune comunicazioni in diverse lingue quindi chiama all’altare Vitto per leggere in lingua italiana le spiegazioni riguardanti la storia e le vicissitudini della Chiesa stessa e a invitarci nel collaborare alla sua ristrutturazione, invito che abbiamo accolto volentieri senza alcun tentennamento.
Si attende, prima di ripartire da Wegorzewo, che il nostro amico dottore, Silvano -camper n. 19- dia un parere professionale, con relativa prescrizione di medicine da rintracciare nella vicina cittadina, al Prof. Gino -camper n.18- alle prese con un problema di salute.
Il tutto si risolverà nel giro di alcuni giorni, senza altri problemi né complicazioni, contando anche sulla collaborazione dell’infermiera, l’amica Enrica, membro dell’equipaggio n°15. E’ stato curato bene!
La ricerca del campeggio tra laghi azzurri con lunghi pontili, paludi, canneti ondeggianti, e paesaggi dal gusto naif, si è protratta quasi fino a sera, permettendoci di gustare il magico momento del tramonto, quando finalmente giungiamo al suo ingresso: il camping è posto in una posizione panoramica sulla riva del lago, e sullo sfondo il Monastero dei monaci Camaldolesi che s’intravede tra gli alberi.
Parrebbe completamente deserto, se non fosse per una tendina a igloo di due ciclisti che, come un fungo, spunta sul prato.
Essi pregustavano, senza dubbio, una serata in completa solitudine sotto le stelle a due passi dal lago, avvolti dal silenzio della notte.
In un attimo, i poveretti, sono stati circondati da 25 camper e da un’insieme di individui vocianti alla ricerca dell’attacco luce, dei servizi…e per finire anche dalla riunione serale del “G48”.
Anche noi abbiamo cercato di vedere le stelle attraverso il telescopio di Giulio, ma la solita nuvoletta dispettosa l’ha impedito, pazienza ci riproveremo. Sogneremo le stelle nel corso della notte che auguro buona per tutti, compresi i due amici ciclisti.
Nono giorno: da Stary Follwark a Kundzicze (Podlachia)- “Campo tende”
STARY FOLLWARK -Wigry -Augustow-Lipsk-Sokolka-Krynki –Kruszyniany- KUNDZICZE
La prima tappa dell’odierna giornata è a circa 7 km. che si snodano lungo una pittoresca strada che corre tra un laghetto e l’altro di questa bella terra di Masuria.
Non ci sono difficoltà di parcheggio per la breve escursione, troviamo posto, ben allineati, proprio sotto le mura del Monastero Camaldolese.
Nel 1667 Jan Casimiro donò all’ordine religioso il padiglione di caccia sull’isola di Wigry, impegnandosi a costruire un chiostro per 12 monaci.
Oggi ospita un albergo per convegni, ma non ha perso nulla del suo fascino, in una delle stanze del chiostro è stato anche ospite Papa Giovanni Paolo II, durante il suo viaggio in Polonia del 1991, l’avvenimento è ricordato da una targa posta davanti all’appartamento che Egli occupò.
All’ingresso siamo accolti dalle sommesse note di un canto gregoriano antico, che ci accompagnano fin dentro la Chiesa addobbata per la cerimonia della prima Comunione dei bambini.
Saliamo sull’alto campanile dal quale si domina non solo il sottostante chiostro, con le celle dei monaci, ma anche gran parte del parco nazionale “Wigierski” con i suoi numerosi
laghi e canneti, quando un violento acquazzone si abbatte su di noi!
“…C’è vento, e piove anche a catinelle,
ci rifugiamo in cima al campanile
ove abbiamo le immagini più belle
di celle, prati e viale del cortile…” G.L.B.
Una contadina, sistemata con il suo banchetto di poche cose al limitare del lago Wigry, attende con speranza e fiducia il nostro passaggio per possibili affari, purtroppo rimane delusa, la pioggia ha compromesso il suo introito.
Vitto ed io, nonostante i goccioloni, acquistiamo qualche vasetto di marmellata di ciliegie e di mirtilli che lei stessa ha preparato, ci sarà prima o poi l’occasione di assaggiarla!
Il viaggio riprende, sempre in ordine l’uno dietro all’altro, (con una libera interpretazione della distanza di sicurezza) attraversiamo minuscole località dai nomi impronunciabili, le nostre ripetitrici della colonna fanno del loro meglio per riportarli con esattezza, ma le troppe consonanti ravvicinate tra di esse, complicano il tutto.
Anna, n.13, prova sillabando con calma e chiarezza ogni lettera impegnandosi nella pronuncia, Carmen, n.15, si lancia nella libera e scherzosa interpretazione di questi termini, oppure desiste con un “io non lo so dire quel nome lì”.
Lasciamo il territorio del parco nazionale di Wigry, dopo aver superato la città di Augustow, transitando sul ponte che attraversa l’omonimo canale, entriamo in un altro parco nazionale quello del Biebrza, un territorio sufficientemente ampio, paradiso di svariate specie di animali e piante.
Anche oggi l’aspetto naturalistico ci conquista: laghi, campi, prati, distese di frumento, cielo azzurro sono i nostri compagni di viaggio, fino al momento in cui l’azzurro cede il passo a dei nuvoloni neri che in un attimo si traducono in pioggia a dirotto.
Arriva provvidenziale l’ampio spazio di un campo di calcio - in disuso da parecchio tempo - per la nostra sosta pranzo prima della partenza per …l’Ignoto!
L’Ignoto e l’Avventura da questo momento s’intersecheranno e si completeranno a vicenda: il primo ci incuriosisce, la seconda ci affascina, entrambi contribuiranno a rendere indimenticabile ogni minuto delle ore che stiamo per vivere.
Il percorso in programma si snoda su strade strette, con il manto stradale obsoleto, ogni tanto qualche minuscolo villaggio ci impone un rallentamento, la strada corre a ridosso delle case, passiamo quasi tra i loro cortili, gli animali dell’aia volgono pigramente la testa al nostro passaggio;se fosse possibile, vorremmo transitare a motori spenti per non invadere la “privacy” delle persone.
Zigzaghiamo lungo la direzione stabilita, inghiottiti dalla distesa della pianura polacca.
Il paesaggio potrebbe apparire piatto e prevedibile, invece a ogni metro o poco più, c’è una nuova immagine della vita di questa gente semplice, gentile e sorridente, nella diversità delle loro occupazioni, delle loro semine e dello stile della loro quotidianità.
Arriva così anche il momento di una breve, ma oltremodo indispensabile, sosta e dell’utilizzo della famosa marmellata che spalmata sul pane e a disposizione di tutti, ci infonde grinta e determinazione, indispensabili per condurre a termine il percorso odierno con uno sprint finale.
“…Nel gioco del viaggiare senza traccia
ora occorre trovare il Campo Tenda;
si rende necessaria un’altra caccia
per raggiungere il luogo già in agenda…” G.L.B.
Vista la mancanza assoluta di segnalazioni in loco, e che all’orizzonte non appare alcun genere di costruzione o di segno di una qualche postazione adatta a noi, ancora una volta l’intervento provvidenziale di un volenteroso autista locale, ci torna utile.
Ci guida in direzione di una traversa laterale su uno sterrato con buche piene d’acqua piovana, qualche pietra da evitare, alberi e cespugli che lambiscono i camper su entrambi i lati, e dopo circa 4 o 5 km. di queste asperità, arriviamo al “campo tende“ attesi con ansia dai proprietari.
Ci si guarda intorno sbigottiti: “…ma dove siamo arrivati ?…fuori dal mondo ?”
…“Bravissimi ragazzi, siamo giunti al traguardo di questa rocambolesca giornata… è una sistemazione inconsueta e particolare, con tanto… a nostra disposizione!“ con questa frase di capitan Vitto, pian pianino ci avventuriamo in avanscoperta, facendo strada alla colonna, in un primo momento un po’ titubante, fino a raggiungere il luogo appositamente allestito per il nostro atteso arrivo.
Ci sistemiamo senza alcun problema, anche gli scettici si stanno repentinamente ricredendo, qui ci siamo solo noi,… tutto è per noi.
L’ampio spazio del campo è nostro, e nostro è anche tutto ciò che ci circonda: l’atmosfera, l’aria, il vento, le nuvole, il sole, il cielo ed è in questo preciso istante che ci rendiamo realmente conto di essere arrivati nel “ Cuore”, vero, palpitante del nostro avventuroso viaggio!
La cena, concordata e trattata su due piedi, (con il solito linguaggio fatto di cenni e gesti eloquenti e con la solita valuta favorevole al cambio contrattata dal solito Vitto il bancario) ci cala nella realtà del magico luogo, con cibi tipici, preparati, cotti al momento come quelle deliziose frittelle di patate con la panna, anche queste solo per noi!
“…Si sta stretti, ma c’è tanta allegria,
i gomiti intrecciati col vicino
vien la voglia di non andare via
ed invitare a cena anche il mattino…” G.L.B.
Cala la sera e con essa il Buio, è un Buio amico, totale, assoluto: i premurosi proprietari hanno allestito un enorme falò all’estremità del campo, al momento più opportuno accendono il fuoco !
Lo spettacolo è incantevole da mille e una notte: intorno ad esso ci teniamo per mano in girotondo, con gli occhi fissi sulle alte fiamme, che illuminano, arrossano i nostri volti felici, e sulle faville che si sprigionano… irradiando solo gradevoli sensazioni di armonia, unione e serenità, con il sottofondo musicale del crepitio della legna che arde!
Questo è stato il nostro più sentito e indimenticabile “G48”!
Non è ancora finita la favola di questa serata: il telescopio di Giulio, puntato verso l’infinito della volta celeste, ha l’imbarazzo della scelta.
Le stelle del cielo, infinite e luminose sembrano siano disposte in parata sopra di noi, si possono quasi sfiorare, siamo pronti per assaporare un altro momento incantato: attraverso la lente dell’apparecchiatura siamo a stretto contatto con splendenti pianeti e costellazioni! Forse è nato da simili momenti il famoso detto: toccare il cielo con un dito!
Come atto finale di una grandiosa giornata, augurandoci una altrettanto splendida notte in questo luogo incantato, ascoltiamo in silenzio …il Silenzio!
Decimo giorno: da Kundzicze a Bialowieza (Podlakia) – Camping Michala
KUNDZICZE –Kruszyniany-Bobrovniki-Michalowo-Hajnowka (strada del lupo) BIALOWIEZA
Ci svegliamo con un sole che splende nel cielo terso, l’aria che ci accarezza è fresca e stuzzicante, ci piacerebbe poter sostare qualche momento in più, ma gli impegni si fanno pressanti: siamo nella terra delle ultime popolazioni tartare, quindi andiamo a conoscerne usi e costumi.
Non spostiamo tutti i camper ma ci suddividiamo tra otto mezzi per arrivare alla moschea nel centro del paese di Kruszyniany, ben nascosta ai nostri occhi da grandi alberi, sui quali una delle “ solite” cicogne va a posarsi.
Ci troviamo a qualche km. dalla frontiera con la Bielorussia. I Tartari una popolazione nomade di origine mongola, ricevettero in dono dalla Polonia la terra in cui si stabilirono, in seguito all’aiuto dato durante la guerra contro l’Ordine Teutonico nel XIII secolo.
Accediamo alla moschea costruita interamente in legno e dipinta di verde, dopo esserci levati le scarpe, come prevede la religione mussulmana, camminando su dei morbidi tappeti dai molti vivaci colori.
Un ragazzo“ tartaro” di nome Mustafà – in italiano si tradurrebbe Stefano - che vive nel villaggio con la famiglia, ci ragguaglia sulla storia e sulle vicissitudini di questa moschea nel corso degli anni.
In essa si radunano le famiglie tartare della Polonia, per un totale di circa 4.000 persone, in occasione
delle otto festività annuali mussulmane.
“…Nel luogo santo, scalzi e incuriositi,
ascoltiamo un fervente mussulmano
parlar di storie tartare e di riti
presso una mezzaluna ed un corano…” G.L.B.
Con una breve passeggiata nel verde arriviamo a visitare il vecchio e poi il nuovo camposanto dei Tartari, nel quale sono sepolti gli abitanti polacchi appartenenti a questa etnia, fin dal 1774, alcune scritte, ormai illeggibili, fanno ritenere che ci siano state delle sepolture in date antecedenti.
Una curiosità: nel nuovo cimitero le lapidi portano, come di consueto, il nome e le date del defunto, ma in molte è già pronta anche l’iscrizione del marito o della moglie o di un parente… ancora in vita!
A poca distanza dalla moschea, c’è anche il ristorante tartaro “Tatarska Jurta”, all’esterno campeggia una colorata tenda arredata con mobilio, arredi in stile…tartaro…, al suo interno invece è stato prenotato il pranzo, rigorosamente secondo le tradizioni indigene.
Oggi non si brinderà con nulla di alcolico per rispetto alla religione di chi ci ospita, ma con una bibita a base di acqua, miele, limone, molto gustosa e dissetante o del tè alla menta o alla frutta. Il pranzo è così composto: involtini di patate, lasagne con verdure, infine un dolce con ricotta. Questa è una semplicistica traduzione dell’aspetto e del gusto dei piatti tradizionali che la cucina ci ha servito: molti hanno apprezzato e gradito i sapori nuovi, inconsueti e curiosi che hanno stuzzicato il palato. Vivendo questa insolita esperienza terra straniera, ci siamo completamente immersi nel suo folclore culinario.
Ripresa la normale formazione di marcia, usciamo dal paese, ultimo baluardo della comunità tartara in Europa, inoltrandoci lungo una strada bianca, sterrata, ma sufficientemente larga, tale da consentirci una marcia lenta, attenta e tranquilla.
Incontriamo dei “paesini” rurali composti di due o forse tre izbe di legno –siamo procedendo sempre nei pressi del confine Bielorusso- man mano che avanziamo, sparisce dalla nostra vista ogni genere di costruzione, la strada si rimpicciolisce sempre più divenendo uno stretto passaggio, le buche e gli avvallamenti ci costringono ad una continua gimcana.
Ci troviamo nel fitto del bosco tra piante slanciate, i cui rami sfiorano i nostri tetti, sembra che il loro lungo intreccio non abbia mai fine.
Riesce a insinuarsi qualche raggio di sole che filtra oltre la verde cortina, infondendo bagliori di luce al nostro intricato percorso.
Saliamo e scendiamo da dossi, cunette, affossamenti, sterziamo tutto a destra o a sinistra, ponendo attenzione alle chiome degli alberi che vorrebbero insinuarsi dai finestrini. Un ruscello scorre al nostro fianco, ne sentiamo il gorgoglio, ascoltiamo il fruscio delle fronde e degli arbusti, il fremito delle ali degli uccelli del bosco che non interrompono il loro cinguettio, nonostante l’insolito rumore sprigionato dai motori.
Noi facciamo parte di questa natura, che ci avviluppa completamente nel suo habitat; c’è molto da guardare, da osservare, da contemplare, ma gli autisti sono troppo intenti alla guida al fine di evitare gli ostacoli.
I miei occhi vagabondano tra tutte le sequenze di questa sceneggiatura nella quale sono proiettata e, memorizzando ogni immagine con i suoi colori, profumi e rumori, racconto a Vitto ciò che egli non può vedere tutto preso dal volante e dal cambio delle marce, e mi chiedo: “ lungo questo sentiero si sarà avventurata Cappuccetto Rosso e qui avrà incontrato il lupo!...”
C’è mancato poco che incontrassimo anche noi il lupo della fiaba dei fratelli Grimm, forse si è appostato dietro ad un masso intento a osservare i movimenti incerti di questi strani rappresentanti di chissà quale mondo a lui sconosciuto.
Il percorso lungo il quale stiamo peregrinando, si chiama proprio “la strada del lupo” ed è un percorso turistico di rara intensità emozionale, che… pochi altri impavidi… prima della nostra splendente colonna di 25 ardimentosi camper, hanno avuto il piacere di percorrere!
“…Il camper- cross rigonfia l’avventura
di esperienza, di gloria e di emozione,
basta tener più stretta la cintura
e tra un balzo e una buca; più attenzione…” G.L.B.
Come in ogni “Avventura” che si rispetti, c’è bisogno di una dose d’imprevisto, oltre al già inconsueto e particolare previsto, per far scorrere più velocemente l’adrenalina nelle nostre vene!!!
Ci pensa l’equipaggio n.20 Gianni e Luisa: al momento di superare una curva sul dosso di uno sterrato con i solchi profondi creatisi dal passaggio dei precedenti 19 mezzi, il camper affonda il suo bel candido muso nella sabbia.
Al C.B. scatta l’allarme, e con esso scattano in soccorso i volontari.
I vicini di posizione al veicolo in panne, si danno un gran daffare, escogitando ogni genere d’intervento per rimetterlo in strada.
Da una postazione della colonna parte un mezzo maneggevole, con svariati attrezzi per il salvataggio: pale, funi, martinetti e tutto ciò che sia possibile mettere a disposizione.
I volontari, “le donne in prima fila” senza esitazioni o tentennamenti, raccolgono pesanti rami d’albero, portati a forza di braccia per riuscire a risollevare il mezzo.
Visti gli inutili sforzi di uscire dalla laboriosa impresa, si risolve con un altrettanto difficile traino, da parte del camper n.21- Floriana - con la cagnetta Dolly sistemata sul sedile anteriore a controllare le operazioni!
Le urla di gioia sono l’indizio che rincuorandoci ci fa comprendere che il recupero è stato portato a buon fine, quindi l’applauso sgorga spontaneo, e come dissero i moschettieri:
” Tutti per uno…uno per tutti !”
Questa massima calza a pennello al nostro formidabile gruppo!
Se non si chiama questa “ AVVENTURA!”
Rientriamo nella civiltà, i km a seguire ci serviranno a ritemprare gli animi, e a convenire che l’attraversamento del bosco - per un totale di circa 20 km.- sia stato sì difficile, ma esaltante ed emozionate… una prova da camperisti indomiti e provetti!
La pace del campeggio di Bialowieza, immerso nel verde di un morbidissimo prato sul quale corre a caccia della sua pallina Kerry, con un tramonto che intenerisce, è una meritata ricompensa all’odierna giornata densa di avvenimenti, batticuori e soddisfazioni.
Il ”G48” sorseggiando una tazza di cioccolata calda è fumante, segna la conclusione di 12 ore avventurose e il preludio ad una buona notte.
Undicesimo giorno: Bialowieza –Bialowieski Park .(Podlachia)
“…Garretti, froge, zoccoli e criniera
ci fanno compagnia nella foresta
ove pare che solo a tarda sera
l’alce, talvolta, fa veder la testa…” G.L.B.
14 carrozze trainate ciascuna da un cavallo, ci attendono alle porte del campeggio.
Come i bambini, quando vedono la giostra del Luna Park, anche noi ci lanciamo colmi di euforia, su questo insolito mezzo di trasporto!
Occupiamo i 4 posti a sedere per ogni carrozza, il sedile anteriore è riservato al cocchiere pronto con le briglie in mano, ci seguono le nostre due guide, Agata ed Adam, moglie e marito.
L’aria fresca del primo mattino, il sole, il cielo azzurro, il ritmico trotto dei cavalli, e la nostra gioia per questa passeggiata “diversa” ci consentono di percepire una piacevole sensazione di benessere.
La colonna, benché formata da carrette e non dai…soliti camper, si muove nel bosco ordinata e compatta, molto compatta: i musi dei cavalli lambiscono il mezzo precedente e la coda sventaglia molto spesso quello che segue, per la …gioia…degli occupanti !
La Puszca di Bialowieza,( tradotto significa Torre bianca) è divisa tra Polonia e Bielorussia, e si estende per circa 1200 kmq divisi tra le due nazioni.
L’animale più importante che vive in questa foresta è il bisonte europeo, che si trova anche in Ucraina, Slovacchia e Ungheria.
Ne vediamo un certo numero di esemplari nel loro immenso recinto al momento della muta del pelo, per cui sul corpo si notano le chiazze di diverso colore, essi sonotalmente intenti a mangiare che non alzano neppure la testa per permetterci qualche scatto ravvicinato.
Dell’erba di cui si nutre il bisonte, è intrisa la famosa wodka “Zubrowka”, che è stata inflazionata durante gli acquisti del gruppo, andando a ruba.
Ecco alcuni numeri che riguardano il bisonte per capirne l’imponenza: é alto circa 2 metri e può raggiungere la ragguardevole misura di 3,40 metri di lunghezza e la sua testa piccola sembra sproporzionata rispetto al massiccio corpo.
Durante l’inverno i bisonti del Parco di Bialowieza si raccolgono in gruppi di circa 40 unità e trovano il cibo nei sei centri di smistamento sparsi per il parco, mangiando una quantità di fieno pari a 60 kg al giorno.
Nonostante la stazza, può correre anche a 50 km orari, è in grado di superare un ostacolo di due metri.
La femmina partorisce un solo piccolo ogni due anni (40 kg alla nascita !), che tiene lontano dal maschio per difenderlo. La sua durata di vita è intorno ai 23 – 25 anni.
E’ un animale pacifico, che vive in gruppo, non attacca se non è molestato; solo la femmina con il piccolo può essere pericolosa per l’uomo.
Oltre al bisonte, vivono all’interno del parco numerosi altri animali che abbiamo visto: lupi (ci sono ancora 3 branchi in libertà ed ogni branco conta 5 o 6 animali), cinghiali, caprioli, linci ( 250 in tutto il territorio polacco) alci e cavallini tarpan – piccoli e tozzi di colore grigiastro – che con una particolare attenzione agli incroci, mantengono le proprie peculiari caratteristiche, affinché non si estingua la specie.
Altro interessante e quanto mai strano animale è lo “zubròn” unico nel suo genere ottenuto dall’incrocio tra un bisonte e una mucca.
Proseguiamo l’escursione con le carrozze lungo i percorsi all’interno del parco, sempre coccolati dal sole e da una bella arietta fresca, e affascinati dalla intensità dei colori dei fiori, del verde degli alberi, e…clop- clop- clop arriviamo fino al giardino delle Querce Reali, mastodontiche piante intitolate ai regnanti dell’epoca.
Sono alberi secolari, che vantano centinaia di anni di vita.
Posta davanti ad ogni albero, una targa ci informa sulle sue dimensioni, sulla sua età e sul nome del monarca polacco al quale è stato dedicato.
La quercia più imponente ha 450 anni, è alta 40 metri, con una circonferenza del tronco superiore ai 5 m. per abbracciarla dovremmo essere in molti!
“…Questo è il caso del bosco di querceti
ove osservi dei tronchi secolari
salvati fra cartelli di divieti
che fanno d’essi monumenti rari…” G.L.B.
Il tempo, in questa nostra cavalcata mattutina, è trascorso fin troppo veloce, è già l’ora del ritorno, la colonna di carrozze si ricompone trotterellando allegramente.
Vitto, abituato alla postazione n.1, si trova al quinto posto….così non gli piace.
Ingolosendo il cocchiere con una mancia (in zloty) lo invita a superare il gruppo, dopo un primo diniego, l’uomo acconsente, così il cavallo a briglie sciolte …innesta…il galoppo e via via sorpassa tutti con slancio e fragore di zoccoli sul selciato, lasciandoli sbigottiti. Riconquistata la prima posizione, il cavallo riprende il normale trotto, quasi stremato dallo scatto!
Sosta pranzo nel ristorante dal tetto di paglia Soplicowo, in un ambiente ampio, accogliente nel pittoresco e singolare arredamento country, con il tipico menù polacco che inizia sempre con una deliziosa e calda zuppa.
Al momento della visita facoltativa alla Foresta Vergine del parco ci separiamo dagli amici che per diversi motivi non partecipano all’escursione, gli altri, accompagnati da Agata, che ne conosce ogni centimetro amandola profondamente, di buon passo s’incamminano.
Ci apprestiamo a vivere questa nuova avventura in un discreto gruppo: si accede alla Foresta -che è riserva naturale - dopo aver superato un portone costruito con legno autoctono, e con travi incastrate tra di loro senza l’aiuto di alcun chiodo metallico.
La sobria spettacolarità della natura, merita tutta la nostra rispettosa ammirazione: un amico, compagno di viaggio, usa una metafora per descrivere il tutto, che io, condividendola, riporto volentieri: ”… è una cattedrale del creato ”.
Fiori, piante, arbusti, tronchi, stagni, animali dal più piccolo al più grande, dall’uccellino “lui piccolo” al picchio…tutto è un coro di suoni, taluni appena percettibili, altri più acuti, altri inconsueti: ” sono gli alberi che parlano tra loro” ci rivela, con il suo delicato timbro di voce Agata, e noi ci poniamo in ascolto per decifrarne il segreto linguaggio.
La vita del bosco in ogni sua forma, si presenta viva e mai conclusa: un albero abbattuto dalla tempesta non va spostato, sarà fonte di un nuovo momento di nascita e crescita di altre piante, di cibo o rifugio per altri esseri.
“…Uscendo si ha la strana sensazione
d’essere stati dentro il nostro io
e aver provato spesso l’emozione
di aver contemplato un po’ Dio…” G.L.B.
Un po’ stanchi, ma sereni e appagati dall’esperienza appena conclusa, raggiungiamo gli amici al nostro riposante e placido campeggio.
I “rimasti” hanno preparato una gradevole e stuzzicante sorpresa.
Un maxi pentolone ricolmo di esuberanti, profumati, colorati e appetitosi spaghetti, fa la sua comparsa sui tavoli attesi da affamati commensali già in posizione strategica con il tovagliolo al collo, impugnando le forchette!
Se la tradizione vuole che il peperoncino faccia bene alla salute, ebbene tutti noi staremo bene a lungo, perché gli spaghetti erano conditi con una dose abbondante, molto abbondante di peperoncino,… una sferzata di energia !!!
Ormai il buio è sceso sul “G48” e molti s’interrogano: domani chissà cosa ci aspetterà?
Una nuova Avventura naturalmente, e quindi tutti a nanna augurando la buonanotte anche agli animali del parco e della foresta che oggi non solo ci hanno tenuto compagnia, ma ci hanno insegnato molto.
Dodicesimo giorno: da Bialowieza a Warsavia (Masovia) - Camping Wok
BIALOWIEZA –Bielsk Podlaski-Treblinka-Sokolow- WARSAVIA
“…A chi ha rubato i nostri desideri,
e ha deturpato la nostra fede,
a chi ha prosciugato le nostre gole
arse dal vento dell’odio,
a chi ha soppresso gli occhi di cielo
del cucciolo d’uomo
e la speranza disillusa delle madri,
a chi ha calpestato l’amore,
voi, portatori itineranti del ricordo,
offrite con noi tutti
folla di luce
il bene della Pace..” G.L.B.
Poeta: Gianluigi - voce: Ludovica - palcoscenico: i camper nei quali risuonano queste parole - spettatori: noi!
Inizia così questa giornata, motori accesi marcia innestata e poi il via fino a raggiungere Treblinka.
Treblinka è un villaggio a circa 50 km. da Warsavia, dove nel 1941 i tedeschi vi crearono un campo di lavoro per polacchi ed ebrei. Nel 1942 fu costruito il campo di sterminio di massa delle dimensioni di circa 400 m x 600 m.
Una doppia linea di reticolato elettrificato impediva i tentativi di fuga ed era costantemente controllato da guardie armate.
La… tecnica… di… eliminazione…!!!
… non mi sento di scrivere alcuna parola al riguardo!
Il campo fu chiuso nell’ottobre 1943, l’area camuffata da podere, fu affidata a un contadino che avrebbe dovuto mantenere il segreto!
Treblinka oggi è un immenso cimitero simbolico:17.000 mila pietre grezze sono conficcate nel terreno a ricordo delle città e dei villaggi dai quali provenivano gli sterminati del campo. Solo una pietra ha il nome di una persona: un medico che rimase fino alla fine nel ghetto di Warsavia per salvare i bambini.
Dal parcheggio accediamo al campo attraverso la linea ferroviaria simbolica, che
rappresenta quella dove viaggiavano, in vagoni piombati, gli ebrei provenienti prevalentemente dal ghetto di Varsavia.
Al centro del campo spicca una stele nel punto esatto in cui si trovavano le camere a gas.
Ci riuniamo a lato della stele, tra le pietre aguzze simboli di morte, che forse l’umanità saprà far divenire simboli di pace.
Con questo spirito posiamo anche noi la “nostra pietra” che un amico del gruppo ha gentilmente preparato e sulla quale ha inciso il grido che aleggia in tutto il campo:
” MAI PIU’…”
Ludovica accompagnata dal suono delle corde della chitarra, assieme ad Anna e Giulio, intona due canzoni molto intense ed espressive che ascoltiamo in silenzio, con gli occhi bassi e con la mente che si ribella, non una ma centomila volte e più, a quanto è accaduto.
Un capretto di Herbert Pagani:
“…un bambino su un vagone va al macello del giovedì;
non si è ancora rassegnato di morire proprio così.
Chiede ad un soldato” salvami se vuoi!”
Ma il soldato sa che ormai la vita fugge e va.
Siete in tanti sulla terra, io non c’entro credi a me,
c’è chi paga ad ogni guerra
questa volta tocca a te!….
Auschwitz di Francesco Guccini:
“…Son morto ch’ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
ed ora sono nel vento.
………….
Ma, io credo
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
e che il vento si poserà!“
Con la voce che stenta a uscire per l’emozione, e dopo la testimonianza di un compagno di avventura che ha avuto un proprio caro rinchiuso in questo campo, ci congediamo da Treblinka, intonando all’unisono, l’inno d’Italia.
Si riprende il viaggio sotto il sole che ci accompagna nell’avvicinamento a Warsavia, la capitale della Polonia.
Come per tutte le altre tappe giornaliere, anche oggi evitiamo di avventurarci su strade troppo trafficate, deviando su percorsi secondari più adatti alla nostra tranquilla marcia.
Lungo il cammino dei bellissimi 25, siamo incappati in qualche inconveniente, così da renderlo ancora più movimentato e con un ulteriore pizzico di suspance.
Un ponte in costruzione ci costringe a deviare su sentieri che terminano nel nulla, la segnaletica di un incrocio da prendere ci sfugge o ci passa inosservata… e, non ultimo, s’insabbia il camper di Carlo che, abile pilota, con la spinta di 4 o 6 braccia amiche, è fuori dai guai!
Non ci spaventano contrattempi o vari ostacoli: al momento opportuno si esegue, con tutte le precauzioni possibili, un’inversione di marcia, così abbiamo l’occasione per fotografarci a vicenda mentre i camper defluiscono passando l’uno accanto all’altro…e si riprende con lo stesso spirito ed entusiasmo di sempre!
La marcia ha una successiva sosta forzata, conclusa anch’essa bene: l’ormai famoso camper n.20, di Luisa e Gianni è costretto all’alt da una foratura!
L’intervento di soccorso avviene con la procedura collaudata pochi giorni prima: si fermano a dare una mano i solerti e disponibili equipaggi vicini, muniti di attrezzatura varia e tanta buona volontà, gli altri devono proseguire, perché siamo nel bel mezzo di un’arteria non sufficientemente spaziosa e con un certo via vai di mezzi pesanti.
Troviamo in una stradina laterale una valida sosta, il gentilissimo proprietario di un’officina situata su quella via, ci spalanca le porte del suo cortile, ci mette a disposizione gli ampi spazi per tutto il tempo di cui abbiamo necessità, e se ne avessimo bisogno, anche per tutta la notte!
Ringraziamo con una bottiglia di vino e appena possibile ripartiamo, contando di essere alla meta entro breve.
Warsavia è una metropoli e come tale piuttosto caotica e intasata dal traffico, in queste situazioni le funzioni dei C.B. sono disturbate per cui i comandi che impartisce il n.1 sulla direzione da seguire, non sempre vengono chiaramente recepiti nonostante gli sforzi delle nostre ripetitrici.
Ne sanno qualcosa gli appartenenti all’equipaggio n.22 – gli amici Gianni e Carmen- che in un attimo si sono trovati staccati dalla colonna.
Dopo alcuni frenetici momenti di disorientamento, seguendo un provvidenziale taxi, ci raggiungono al campeggio, che anche oggi ci offre tutti gli spazi disponibili per la sistemazione serale.
Questa sera al “G48” grandi festeggiamenti con torte e candeline e musichetta augurale: è il compleanno di Ludovica, un compleanno importante tondo tondo, ma l’età delle signore non si svela mai!
Inutile ricordare che quelle odierne sono state delle ore dense di avvenimenti, dalla poliedrica gamma di situazioni, ma il tutto si è risolto per il meglio, e siamo ancora riuniti assieme nel consueto “G48”.
Alziamo i calici in onore di Ludovica, all’avventuroso ingresso in città di Gianni e Carmen, e alla salute di tutto il solidale e sempre più coeso gruppo, congratulandoci più volte per la solerzia e tempestività negli interventi.
Domani sarà ancora una giornata da vivere intensamente, perciò pian pianino ci ritiriamo in silenzio e …buonanotte a tutti!
Tredicesimo giorno: Warsavia
La capitale ci attende e con essa la nostra guida che di prima mattina è già sulla soglia del campeggio: è la signorina Bogusia Gomulka.
Warsavia, città distrutta dalle bombe dell’esercito tedesco nel corso della seconda guerra mondiale e poi ricostruita dal regime sovietico, ha cambiato il suo volto cercando di nascondere le ferite sempre visibili in diversi punti del centro.
Dal bus, in un primo assaggio della città partendo dai sobborghi, ci rendiamo conto che il quotidiano, per molti lavoratori, rappresenta ancora un ostacolo da superare con difficoltà.
Le abitazioni per gli operai dell’industria pesante, fatti arrivare dalla campagna nella città rimasta vuota per le deportazioni e le uccisioni di massa, sono state costruite nell’immediato dopo guerra -anni 50- in quello che si definisce stile socialista-realista. Hanno vissuto, e molte famiglie vi vivono tutt’ora, in appartamenti con pochissime comodità, bagni in comune, nessuna cura né per la qualità dei materiali usati, né tantomeno per l’estetica.
Nel centro “ moderno” di Warsavia, precisamente nel quartiere finanziario, è riconoscibile per la sua altezza -115 m.- il Palazzo della cultura e della scienza, costruito in un decennio a partire dal 1950, come dono dell’allora Unione Sovietica alla popolazione polacca. Tutt’intorno sono sorti altri grattacieli, costruiti in periodi più recenti, ma sempre retaggio delle idee del vecchio regime.
Del ghetto di Warsavia non è rimasto nulla se non il monumento alla deportazione, nel punto in cui partivano gli ebrei col treno diretto a Treblinka ! E’ formato da 4 lastre di marmo che simboleggiano i vagoni nei quali venivano stipati i prigionieri, più di 300.000 furono mandati dal Ghetto alle camere a gas.
“…Warsavia, già famosa per il Ghetto,
ora è una capitale rinnovata,
dove da tutti trovi gran rispetto
dopo che Solidarnosh l’ha mutata…” G.L.B.
La passeggiata all’interno del Parco Lazienkowski, una delle residenze estive del Re Augusto Poniatowski, è molto gradevole.
Il parco, oggi fruito dalla popolazione nelle più diverse occasioni, è un giardino con aiuole ricche di fiori di ogni specie, prati verdi e viali per il passeggio.
Il Palazzo sull’acqua è l’edificio più grande e interessante, situato al centro di uno stagno, su un isolotto artificiale. In esso si tengono concerti, soprattutto di Chopin, nato a 50 km dalla capitale, e nella bella stagione i musicanti arrivano, nel silenzioso buio della sera, su delle barche in una scenografia illuminata solo dal pallido chiarore delle candele.
Il pranzo è nel centro storico al ristorante Senator, situato a due passi dalla piazza vecchia del mercato ricca di variopinte case d’epoca e al centro la sirena simbolo della città.
Lì abbiamo anche l’occasione di incontrare l’operatore dell’Agenzia che ci ha spianato la strada tra le fitte maglie della burocrazia polacca, il signor Marek.
Egli si è complimentato con questo gruppo di coraggiosi camperisti italiani per la determinazione avuta nel conoscere la Polonia del Nord, attraverso paesaggi e strade davvero inconsuete e ci invita a fruire di tutte le possibilità turistiche che il paese, nuovo in questo settore, ci possa offrire!
Ci aspetta ancora la visita alla cattedrale della città, l’edificio di culto più antico, raso al suolo durante i bombardamenti e ricostruito in stile neogotico. In essa si trovano i sepolcri del premio Nobel, lo scrittore Sienkiewicz, e del cardinale Wiscinsky, meta di continui pellegrinaggi da parte della popolazione polacca.
Uno degli appuntamenti più importanti, al termine della lunga giornata nella capitale, è la “spesa” al supermercato.
Individuato quello che fa al caso nostro, con i tempi ristrettissimi a causa della sosta poco ortodossa del nostro bus parcheggiato in terza fila, ha inizio battaglia tra orologio e necessità di approvvigionamento viveri!
Pronti e via: a passo svelto ci avviciniamo al nostro… Eldorado… come le api al miele: tralasciamo anche la traduzione dei nomi dal polacco all’italiano, l’importante è riempire i nostri sacchetti. Anche questa volta la cambusa del camper sarà rimpinguata.
Il “G48”, come al solito, serve per ripassare il programma che ci aspetta l’indomani e trovarci tra vecchi amici, quali in realtà siamo, scambiando quattro chiacchiere tra un bicchierino di wodka, di nocino o limoncello per poi augurarci la consueta, ma sempre gradita “…buonanotte ragazzi”…e per ragazzi intendo tutti noi!
Quattordicesimo giorno: da Warsavia Torun (Pomerania) - Camping Tramp
WARSAVIA- Zelazova Wola-Zacroczym-Plock-Wloclawek -TORUN
L’uscita da Warsavia, si è rivelata difficoltosa per il considerevole traffico mattutino, nonostante avessimo anticipata la partenza. Il lavoro nell’impartire gli avvisi dal n.1 e ribaditi dalle ripetitrici - n.13 e 25- è stato alquanto impegnativo.
Tutti e tre, contando anche sull’aiuto di qualche altro amico del gruppo che si è prestato a fare da ulteriore ponte- radio, si sono adoperati per far si che a ogni equipaggio siano chiare le strade e le deviazioni da prendere, cercando di rimanere sempre a vista per facilitare...l’inseguimento… tra un camper e l’altro della colonna!
Nonostante i lavori sulla strada e numerosi mezzi ingombranti che pareva volessero spingerci … i nostri eroi sono stati attenti, scrupolosi e, inutile dirlo, bravissimi.
Raggiungiamo, compatti, Zelazowa Wola per visitare la casa natale di Fryderyc Chopin.
Il compositore nacque qui nel 1810, la sua casa è meta di molti appassionati di musica classica, essa è arredata con mobili e strumenti d’epoca, alle pareti sono appesi ritratti di famiglia, il tutto ovattato in un’atmosfera tranquilla e serena.
Una bella sorpresa ci attende una volta arrivati nel giardino: tra fiori, alberi e profumati cespugli, sono sistemate delle panche ove sedersi ad ascoltare con calma per la gioia di noi tutti, le musiche suonate al pianoforte- naturalmente registrate – di un concerto del celebre autore!
“…Foto di gruppo attorno al volto fiero
di quel talento morto prematuro:
corpo a Parigi, cuore in battistero
posto a Warsavia, dietro un sacro muro…” G.L.B.
Sono stati momenti di assoluta pace e relax, l’atmosfera che troveremo, rientrando al parcheggio dei camper, muterà in un battibaleno.
Sorge una diatriba sui costi del parcheggio, tra Vitto e un posteggiatore “ furbetto”, la contesa si appiana dopo qualche discussione e così la sosta si prolunga fino al dopopranzo e si riparte sotto a un bell’acquazzone.
Proseguiamo tutto in un fiato fino a raggiungere Torun, dove Anna, la guida, ci attende per un primo approccio al centro … in notturna!
Qualche amico, per causa di forza maggiore, non partecipa, con sincero dispiacere, alla passeggiata nella notte.
“…Già Torun nella Vistola si specchia,
dal lungo ponte ha un volto surreale;
si raggiunge così la parte vecchia,
tra le mura imponenti si risale…” G.L.B
Attraversiamo il ponte sulla Vistola -900 m.- e già ci si presenta l’immagine della città nel buio della notte, illuminata da una luce gialla che ne tratteggia ed esalta i contorni fino a farli rispecchiare sulle acque del placido fiume.
Ci distoglie da questa poetica immagine la voce di Anna, la nostra esuberante, esilarante guida, che ci accompagna di gran passo per i luoghi caratteristici e più romantici del centro della piccola città. Dal castello dell’Ordine Teutonico, alle antiche mura, dalla piazza con la statua di Copernico, all’orologio che segna le ore al rovescio; ogni angolo, ogni piazzetta, ogni campanile, ci riserva una sorpresa e un simpatico aneddoto di Anna. Attratti da una musica di campanelli, ci avviciniamo alla grande fontana circolare che, al ritmo delle note, emette degli spruzzi fluttuanti ora alti e slanciati con uno scroscio dispettoso, ora brevi zampilli che bisbigliano. Assumono colorazioni diverse in una sinfonia di tinte che si susseguo nei toni dei colori pastello, per terminare nel gran finale, con un trionfo di suoni, luci e colori.
Al nostro rientro nel campeggio regna il silenzio, qualcuno è rimasto sveglio per sapere, e per sentire il racconto della serata, per terminare, sottovoce, con una tradizionale buonanotte!
Quindicesimo giorno: Torun
Piccola, semplice, affascinante, un gioiello racchiuso in uno scrigno…così ci si presenta Torun di giorno, nonostante l’insistente pioggia.
Le statue di Torun: quella di Papa Wojtyla sorridente, all’ingresso della città, poi il cagnetto e l’uomo con l’ombrello, poi l’asinello che castigava i fedifraghi che osavano cavalcarlo, poi il carretto con la mercanzia di chi sta emigrando, poi il ragazzo con il violino che incanta le rane, infine la statua di Mikolaj Kopernik.
Copernico, grande astronomo nato a Torun, alla base del suo monumento si legge l’iscrizione “Colui che mise in moto la Terra e arrestò il sole e il cielo”
Il centro della città dal pavimento lastricato, i palazzi che sono in fase di restauro, le chiese, i ponti sono tutto un fervore di lavori perché Torun è in lizza con altre città d’Europa per divenire nel 2016 capitale europea della cultura! Anna, sempre in testa al gruppo, ci porta a destra e a manca dalla Chiesa dei benedettini al vecchio granaio dalla torre pendente, proponendoci un giochetto per stabilire “ l’onestà” dei nostri mariti…
E’ sempre molto infervorata nel decantarci le bellezze e le peculiarità in ogni settore di questa cittadina, ci indica anche i suoi prodotti tipici tra i quali i biscotti Pierniki che le pasticcerie sfornano giornalmente dai primi del 1800.
Ci avviciniamo al ristorante Staromiejska, dove ci serviranno il tipico pranzo polacco, che ormai abbiamo imparato a riconoscere. Il padrone, un signore grossetano, nostra vecchia conoscenza, ci racconta delle tradizioni polacche e della cucina che conta un numero ristretto di pietanze, preparate sempre con le materie prime ottenute dai prodotti della terra, come le saporite zuppe che abbiamo gustato in svariati tipi di cottura.
“…Al ristorante l’amico toscano
ci ha procurato un pranzo da signori,
è l’unico che parla in italiano
e sa spiegarci il nesso dei sapori…” G.L.B.
Il pomeriggio è a nostra disposizione per il gradevolissimo passeggio per le vie di Torun, per le ultime visite e per i consueti acquisti da portare a casa a ricordo del viaggio.
Un pensiero è già rivolto all’offerta dell’amico ristoratore italiano, è un’idea per la serata che prendiamo in considerazione: un’autentica pizza secondo la tradizione italiana.
La nostalgia dei sapori conosciuti, prende il sopravvento sulla cucina locale e in parecchi ci troviamo all’assaggio della più classica specialità di casa nostra mangiata in terra polacca, con buoni risultati!
Si cammina di buon passo per il vento pungente, sul ponte sulla Vistola per dare un ultimo sguardo con un saluto alla incantevole e romantica Torun.
Questa sera l’appuntamento con il “G48” è andato deserto, ci siamo lasciati tutti incantare dal fascino della città che ci ha ospitati, dove contiamo di poter ritornare quanto prima e la notte che ormai è scesa, sarà senza dubbio una buona notte!
Sedicesimo giorno: da Torun a Poznan (Grande Polonia) - Camping Malta
TORUN –Barcin -Biskupin-Gniezno-POZNAN
Oggi è il nostro ultimo giorno di viaggio in colonna: ultimo appello mattutino, ultimo rifornimento, ultima pausa caffè, tutto farebbe credere di essere al capolinea, ma l’Avventura non è ancora giunta al termine!
Incontriamo, ma solo per circa 30 km, una bella autostrada liscia dove le ruote dei camper girano senza incontrare alcun genere di ostacolo, è quasi un miraggio!
Viaggiamo tra campi colorati dai papaveri e dai fiordalisi, fiori, che incorniciano i kilometri che stiamo percorrendo.
Siamo diretti a Biskupin, ricostruzione perfetta di una città preistorica della civiltà lusaziana.
Ottimo parcheggio, tutti perfettamente schierati e pronti per la visita.
E’ una fortificazione posta su un lago risalente a circa 2.700 anni fa, circondata da mura di legno spesse fino a 8 m.
Al suo interno vivevano quasi 1.000 persone in case identiche a quelle ricostruite meticolosamente e che noi ora possiamo visitare. In esse vi sono rappresentati tutti i mestieri dell’epoca con i figuranti nel costume tradizionale, che usano attrezzi e materiali simili a quelli che gli archeologi hanno ritrovato negli scavi.
In una breve passeggiata per il piccolo centro incontriamo anche le stalle per gli animali, il forno del pane, le barche e infine, al termine del percorso, un museo che riporta l’intera storia della popolazione lusaziana.
“…bassorilievi intagliati nel legno
vesti di lana sfilata col fuso,
vasi di creta frutto dell’ingegno
sugli scaffali, già pronti per l’uso….” G.L.B.
La giornata sta trascorrendo con ritmi calmi e si sta pregustando la famosa pennichella….ma l’Avventura odierna dov’è finita?
Eccola: tutti sul trenino sboffonchiante che, dopo il fischio del capostazione, ciuf – ciuf- ciuf, si mette lentamente in moto in direzione Wenecja !
Piove e dai finestrini che non ci sono, l’acqua entra senza problemi, allora fuori tutti i cappucci e ombrelli, all’improvviso… sentiamo degli spari e delle urla.
Ci affacciamo al parapetto, vediamo dei banditi a cavallo che con il volto coperto, assaltano il mezzo, uno di loro entra e si fa riempire il cappello di zloty, sparendo poi nella brughiera…!
Il viaggio prosegue, qualcuno tra i nostri amici avrà qualche monetina in meno, ma si sarà sicuramente divertito! Attraversiamo campi, passaggi a livello, corsi d’acqua, fino ad arrivare alla stazione di Wenecja.
“…Un fischio,un soffio,un cigolio sfrenato,
siamo giunti a Wenecja, tra i lampioni
d’un mondo ferroviario colorato:
possiamo anche salire sui vagoni…” G.L.B.
Siamo giunti in questo museo all’aria aperta, nel frattempo continua a piovere, camminiamo tra locomotive e vagoni che viaggiavano su binari a scartamento ridotto, alcuni tra loro hanno prestato il loro onorato servizio fino a cinquant’anni fa!
Giuseppe, ex ferroviere, ci spiega con provata competenza, il funzionamento delle macchine, dei binari, degli scambi e di tutta l’attrezzatura necessaria a far funzionare i convogli.
Ci ripariamo dagli scrosci di pioggia all’interno di uno tra i vagoni d’epoca, e su suggerimento di Ludovica, goliardicamente intoniamo una filastrocca che imiti il rumore del treno.
A turno si pronunciano cadenzate a ritmi prima lenti a poi più veloci, le parole Giu-sep-pe, un gruppo e Gio-van-ni l’altro, continuando così fino a giungere ad un buon ritmo di marcia.
Il fischio del treno è imitato dal suono acuto della parola Fiiiliiiippo pronunciata a voce
chiara e acuta da chi se non… dall’amico Giuseppe il ferroviere ?
Riprese le vesti di camperisti in viaggio ci rimettiamo in cammino fino ad arrivare a Poznan nel bellissimo campeggio Malta.
Le piazzole sono ampie e ci possiamo sistemare comodamente.
Abbiamo a nostra disposizione una bella sala per il “G48”, questa sera non ci sono molti programmi da stabilire, percorsi da concordare, avventure da inventare!
Ci ascoltiamo a vicenda, sentiamo le battute, i pareri, i commenti degli amici, insomma è una bella e simpatica chiacchierata tra di noi, con gli immancabili dolcetti.
Ci salutiamo così, ci si rivedrà all’indomani mattina, il buio della sera ormai ci avvolge, la notte è vicina, vicina, auguriamoci che sia buona e tranquilla.
Diciasettesimo giorno: Poznan
Mattinata libera, forse per dormire un’oretta in più del solito, o forse per andare, con calma, a far compere in centro.
La visita alla città è prevista nel pomeriggio con l’aiuto di Pawel Sowa, un ragazzo che ci condurrà lungo il percorso cittadino.
Anche Poznan è uno dei luoghi rasi al suolo dai bombardamenti del 1945, pochi sono gli edifici che hanno resistito al furore bellico.
Come per gli altri centri polacchi, il dopoguerra fu sinonimo di ricostruzione e industrializzazione, ma anche di duri scontri della popolazione, soprattutto operaia, con le forze dell’ordine nel 1956. A questa triste storia è stato dedicato un monumento, costituito da due croci alte 20 m. legate tra loro da funi, eretto nella piazza dell’Università.
Oggi è una giornata di festa, gli abitanti sono tutti o quasi a festeggiare per le strade; diverse strutture, sono dedicate in maniera particolare ai giochi dei bambini.
La pioggia non ci lascia tregua, ma noi impavidi scendiamo e saliamo dal bus per vedere quanto Pawel ci propone.
Prima sosta all’università nel giorno delle lauree, gli studenti escono dall’imponente portone lanciando al cielo i loro caratteristici cappelli sotto lo sguardo soddisfatto e dal sorriso complice della statua del fondatore dell’università Adam Mickiewicz.
Le successive fermate si susseguono veloci l’una all’altra: dall’antica birreria divenuta centro commerciale con la strategica e originale idea di una donna architetto, oggi chiusa per la festività con grande gioia dei nostri mariti, fino ad arrivare alla bella piazza del centro storico. E’ un gradevole insieme di antiche case colorate, si vede il vecchio municipio, i ristoranti presenti nella piazza da sempre, e in fondo alla via la Chiesa barocca di San Giovanni.
Pawel è un ragazzo che ama profondamente la sua città e vorrebbe darci la possibilità di vedere molto altro ancora, di raccontarci con maggiori particolari la sua crescita, il suo sviluppo ma il tempo ormai è concluso e il ristorante Oberza ci aspetta.
“…Dietro una donna in pietra con due pinte
si entra presso un club di bucanieri,
anche se le lor vite sono estinte
tutto ricorda il tempo dei velieri…” G.L.B.
L’ambiente è gradevole, decorato con suppellettili d’ogni genere, che spaziano dall’ambientazione marinaresca, all’utensileria contadina, alle tovaglie e pizzi originali dei primi decenni del 1900.
La cena è come sempre improntata sui piatti tipici del luogo, la serata è animata dai discorsi di commiato, dai saluti e dai fiori che ho avuto il piacere donare alle signore mie care amiche, e tra loro comprendo anche l’amico fidato Carlo, come saluto dopo tanti giorni di …vita… INSIEME!
La sorpresa conclusiva della serata è il regalo che la luna ci dona a grandi mani: lascia osservare i suoi mari, crateri e monti, attraverso la lente e lo specchio del telescopio di Giulio, sarà lei nella diciassettesima notte trascorsa sull’ospitale suolo polacco a darci la buonanotte!
Diciottesimo giorno: da Poznan a…casa…o...verso la meta che più desiderate!
Il caffè caldo, i biscotti, i cioccolatini sono pronti sul tavolo per il “G48” della partenza.
Saluti, baci, abbracci sono rivolti a tutti gli amici.
Vitto ed io, ricorderemo ognuno di voi ringraziandovi singolarmente e con affetto per la collaborazione e la disponibilità che sempre avete dimostrato.
Fatti e …misfatti del viaggio sono tutti raccontati in questa cronaca, che ho redatto sperando di non aver scordato nulla!
“…E a tutti voi, compagni, anche se è sciocca,
con il saluto della nostalgia,
è dedicata questa filastrocca
ricolma di ricordi e di poesia…” G.L.B.
Ogni qualvolta vi apprestate a compiere un nuovo viaggio ricordatevi che l’AVVENTURA vi aspetta sempre…dietro l’angolo!
A presto, anzi a…prestissimo!
Orario apertura Vendita e Noleggio dal Lunedì al Sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19 - Tel. +39 050 700313
Orario apertura Officina dal Lunedì al Venerdì dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:00 - Sabato dalle 8:30 alle 12:30 - Tel. +39 050 700313