La storia di Laika: Quarant’anni di Innovazione nel racconto di Ennio Frullano
Ennio Frullano è stato un vero e proprio pilastro dell’ufficio tecnico di Laika, dove ha lavorato come progettista dal 1974 fino al suo pensionamento nel 2016. Al suo ingresso, l’azienda aveva appena dieci anni di vita, contava solo venticinque dipendenti e si era da poco trasferita nel nuovo stabilimento lungo il fiume Pesa.
In quegli anni si costruivano esclusivamente caravan e c’era ancora moltissimo da inventare, tanto che i primi accessori, come le maniglie e i braccetti delle finestre, venivano disegnati da Frullano e persino assemblati artigianalmente la sera a casa.
La mente dietro a questa realtà in forte espansione era Giovan Battista Moscardini, un uomo dalla visione eccezionale che, prima di fondare l’azienda, vendeva macchine da scrivere della Olivetti. La sua grande passione per la caccia lo portò a ideare la “500”, la primissima e piccola roulotte dotata di un tetto sollevabile, pensata proprio per le sue battute all’aperto. Fu sempre lui a scegliere il nome “Laika”, ispirandosi alla celebre cagnetta inviata nello spazio dai russi, per simboleggiare l’essenza stessa del movimento e del viaggio.
L’attaccamento di Moscardini alla sua azienda era profondo, tanto che, pur essendo gravemente malato, tra il 1978 e il 1980 continuò a frequentare la fabbrica tenendo una bombola dell’ossigeno in auto pur di stare vicino ai suoi dipendenti.
Dalle prime caravan al clamoroso successo dell’Ecovip
L’evoluzione dei veicoli Laika ha segnato tappe fondamentali nella storia del plein air in Italia. Si partì dalle caravan della serie “Chiavi d’oro”, caratterizzate dal passaggio dalla costruzione integrale in vetroresina a un uso misto con pareti in alluminio, per poi passare alla serie “Polo”, dalle linee più squadrate e con vistosi profili in poliuretano.
Alla fine degli anni Settanta, da questo stesso concetto, iniziarono a nascere i primi camper “Motor Polo”, montati inizialmente su meccaniche come il Fiat 238 e l’Iveco.
In quel periodo nacque un’idea geniale che avrebbe reso i mansardati Laika inconfondibili da lontano:> la presenza di due finestre anteriori separate.
Questa soluzione tecnica permetteva di far circolare l’aria nella zona notte senza che il flusso del vento colpisse direttamente il viso di chi vi dormiva. Il vero punto di svolta progettuale arrivò però nel 1990 con l’ideazione dell’Ecovip, un veicolo dalle linee più arrotondate e rivoluzionarie per l’epoca.
Frullano testò personalmente il primo prototipo di Ecovip 2 in Corsica durante l’estate del 1991, intuendo subito il potenziale del mezzo grazie alla grande curiosità che suscitava tra i passanti e i campeggiatori. La pianta di quel modello si rivelò talmente ben pensata per le famiglie da rimanere in produzione, pur con le dovute evoluzioni, fino al 2018.
L’innovazione del Kreos, la “Toscanità” e l’ingresso nel gruppo Hymer
Nel 1999 Laika decise di osare ulteriormente lanciando sul mercato il Kreos, un modello che puntava a eliminare i classici profili esterni a favore di pareti curve di grandissimo impatto estetico. Il design, che per le forme interne prendeva ispirazione dalle linee delle portiere della prima Fiat Punto, richiese notevoli investimenti in stampi e nuove attrezzature.
Il livello di innovazione del Kreos fu talmente alto da attirare l’attenzione di Erwin Hymer durante la fiera di Parma; l’imprenditore tedesco rimase infatti stupito che una realtà toscana relativamente piccola fosse riuscita a realizzare un prodotto dalle caratteristiche così avanzate. Questo forte interesse culminò nell’acquisizione di Laika da parte del gruppo Hymer nel 2000. Nonostante i cambiamenti societari, Laika ha sempre mantenuto una forte identità legata alla sua “Toscanità”, specialmente nell’eccezionale maestria artigianale per la costruzione e l’assemblaggio dei mobili interni in tamburato e massello.
Questa qualità costruttiva senza compromessi ha permesso ai veicoli di durare nel tempo, come dimostra la storia di un vecchio Motor Polo 613 capace di percorrere oltre 300.000 chilometri spingendosi fino in India.
Ancora oggi, realtà storiche come Caravanbacci da oltre 33 anni continuano a registrare un’ottima risposta commerciale, premiando una filosofia che ha saputo unire l’artigianalità storica a una costante spinta verso il futuro