Gli anni ’60-’80: come il camper è diventato un prodotto di comfort
Il camper degli anni ’60-’80 è un veicolo ricreazionale nato in Italia da carrozzerie artigianali e piccole industrie, che nel giro di due decenni ha trasformato una cellula abitativa spartana in un prodotto orientato al comfort. Questo racconto ripercorre l’evoluzione del camper italiano attraverso la testimonianza diretta di Paolo Bacci.
Cos’era il Jolly dell’Arca, il primo motorhome italiano?
Il Jolly dell’Arca è considerato il primo motorhome prodotto in Italia. Era montato su meccanica Lancia e aveva una cellula in vetroresina dall’aspetto molto artigianale, “casalingo”. Caravanbacci non lo ha mai commercializzato, ma Paolo Bacci lo ha conosciuto direttamente in azienda dopo l’apertura della concessionaria nel 1974. Visto con gli occhi di oggi, il Jolly dell’Arca somiglia più a un profilato che a un vero motorhome.
Lo sapevi che il più piccolo motorhome del mondo prodotto in scala era la Mascotte ARCA ? il WC era sotto il sedile del passeggero, letto matrimoniale posteriore , cucina davanti all’ingresso
Come nascono i primi camper industriali: Arca e il modello 238
Dal 1974 l’Arca avvia la produzione di camper più strutturati e industriali rispetto ai primi prototipi artigianali. Uno dei modelli storici del periodo era montato su meccanica Ford Transit ed è considerato, insieme al modello 238, tra i primi camper storici del mercato italiano. La disposizione tipica prevedeva una dinette posteriore che si trasformava in letto matrimoniale, la cucina, il bagno e una mansarda con letto matrimoniale sopra la cabina di guida.
Che struttura costruttiva avevano i camper degli anni ’70?
I camper Arca degli anni ’70 erano costruiti con un pannello sandwich composto da alluminio esterno, poliuretano espanso e compensato interno. La struttura portante era realizzata in legno, sulla quale veniva poi iniettato il poliuretano. Anche il tetto era rivestito esternamente in alluminio.
Questa scelta costruttiva generava un difetto ricorrente: con il caldo l’alluminio del tetto si dilatava e si sollevava in modo uniforme, provocando crepe visibili tra i montanti del bagno, il blocco cucina e i pensili posteriori. Il problema veniva parzialmente mascherato con un profilo di plastica, ma restava evidente. Le case costruttrici risolsero il difetto passando alla vetroresina per il rivestimento del tetto, un materiale non soggetto alla stessa dilatazione termica dell’alluminio.
Quali erano i modelli Anaconda dell’Arca (mini, midi, maxi)?
L’Anaconda mini è stato uno dei camper più venduti da Caravanbacci in quegli anni. Aveva una dinette bassa posteriore che, grazie a una gamba telescopica del tavolo, si trasformava in un letto matrimoniale, oltre al letto matrimoniale in mansarda. I tavoli di questi primi modelli non erano ancora agganciati alla parete, come avverrà nelle generazioni successive, ma semplicemente appoggiati al pavimento.
L’Anaconda midi aveva la stessa impostazione della versione mini, ma sostituiva la dinette posteriore con due letti singoli. Non era pensato come una zona notte separata per marito e moglie: rappresentava semplicemente un’ampia zona giorno abbinata a un grande spazio notte.
L’Anaconda maxi era montato su meccanica Mercedes. Caravanbacci non lo ha mai venduto, principalmente per le difficoltà logistiche di parcheggio e movimentazione nella concessionaria e per il costo elevato, poco richiesto dalla clientela dell’epoca.
Cos’era il progetto Jet firmato Vittorio Cogliati?
Il progetto Jet è un motorhome disegnato dal progettista Vittorio Cogliati e montato su meccanica Fiat 242 a trazione anteriore. Il design fu definito esteticamente bellissimo, al punto che l’azienda Martelli ne realizzò tra i primi modellini. Dal punto di vista tecnico, però, il progetto presentava un difetto strutturale: la trazione anteriore combinata con il peso della mansarda posizionata in coda rendeva il mezzo difficile da guidare. La cabina Fiat 242 utilizzata, inoltre, era particolarmente soggetta a ruggine.
Quali altre case produttrici nel Lazio esistevano negli anni ’70?
Nello stesso periodo operavano in Lazio altre carrozzerie concorrenti dell’Arca, tra cui Commesse (la prima), Fara e Grand Soleil. Questi camper avevano caratteristiche abitative simili esternamente, ma con una particolarità distintiva: le mansarde erano rigide, costruite come vere pareti anziché con tela o materiali flessibili. Questa scelta, seppur poco pratica in marcia, non impedì vendite comunque consistenti.
In Toscana invece la Laika per fare cose diverse dal mansardato (con letto matrimoniale sopra la cabina) montava su meccanica Ford un cupolino ora possiamo dire come il Semintegrale, con gli interni pelle nera la cuscineria e mobili bianchi
Altri modelli storici del periodo, come Exodus,il Briscola,il laika montati su meccaniche Fiat, 238 non avevano la mansarda: sopra la cabina veniva montato un semplice portapacchi, spesso utilizzato per trasportare la bombola del gas per uso trazione.
Come funzionava lo scaldabagno nei camper d’epoca?
Negli anni ’70 gli scaldabagni installati nei camper erano montati all’interno dei bagni,a fiamma visibile, accesi tramite piezoelettrico. Paolo Bacci racconta un episodio personale: durante una prova su un camper usato, un errato collegamento del serbatoio GPL — originariamente destinato all’uso trazione e non all’uso abitacolo — provocò un’enorme fiammata al momento dell’accensione, rischiando di causargli ustioni al viso .La sicurezza a quei tempi era cosa rara, anche il fai da te era molto diffuso
Cos’era La CamperItalia e il modello Pony?
La CamperItalia era un’azienda toscana considerata all’epoca di fascia alta, che produceva cellule abitative in un unico blocco di vetroresina. Il modello più piccolo della gamma era il Pony, seguito dal Diapason. Tutti i modelli erano caratterizzati da un peso molto elevato: i serbatoi dell’acqua, necessari per l’assenza diffusa di aree di servizio, erano pesantissimi, e le finestre del Pony erano realizzate in alluminio e vetro vero, anch’esse molto pesanti rispetto agli standard successivi.
Paolo Bacci racconta un viaggio invernale a Cervinia a bordo di un Pony: nonostante il camper funzionasse regolarmente in partenza felice di usare un CamperItalia , dalla seconda notte la stufa non riusciva più a scaldare l’ambiente e l’acqua si trasformava in un blocco di ghiaccio, costringendo lui e il suo compagno di viaggio dopo qualche notte all’agghiaccio a spostarsi in albergo.
Come cambia il camper negli anni ’80: la linea America firmata Giugiaro
Negli anni ’80 Arca affida il disegno della nuova linea America allo studio Italdesign di Torino, fondato da Giorgetto Giugiaro. La scelta si rivelò decisiva sul piano estetico: le linee dei modelli America, sia in versione motorhome sia mansardata, sono rimaste attuali per decenni, e modelli come l’America 401 e il 618 Motrone sono tuttora in circolazione.
Il progetto originale prevedeva anche un doppio soffitto in pannelli di plastica ancorati alla struttura, pensato per nascondere il passaggio dei cavi dell’illuminazione interna ed esterna. La produzione decise di non realizzare questa soluzione, per timore delle deformazioni del materiale plastico esposto a sole e calore. I disegni originali del progetto America, conservati ancora oggi, non furono realizzati e colorati al computer con AUTOCAD ma a mano, con l’utilizzo dell’aerografo, vere opere d’arte
Perché il passaggio al profilo in gomma causò infiltrazioni?
In una fase successiva dell’evoluzione costruttiva, alcune case passarono dal profilo di giunzione in alluminio a un profilo in gomma o plastica tra le pareti del camper. Questo cambiamento generò per anni problemi ricorrenti di infiltrazione d’acqua, causati da una lavorazione non ottimale della sigillatura al silicone nei punti di giunzione
Qual è stato il primo motorhome prodotto in Italia?
Il Jolly dell’Arca è considerato il primo motorhome italiano, montato su meccanica Lancia con cellula in vetroresina, precedente alla produzione industriale avviata dal 1974.
Qual è stato il più piccolo motorhome prodotto in Italia?
Uno dei più piccoli, e sicuramente tra i più curiosi, è stato l’Arca Mascotte, prodotto nei primi anni ’80 sulla base del Fiat 900E Panorama. Con soli 3,92 metri di lunghezza e 1,69 di larghezza, riusciva a concentrare in dimensioni davvero ridotte tutto il necessario per viaggiare in camper. Il progetto sfruttava ogni centimetro disponibile: il WC era collocato sotto il sedile del passeggero, il letto matrimoniale nella parte posteriore e la cucina vicino all’ingresso
Con quale materiale erano costruiti i camper italiani degli anni '70?
I camper degli anni ’70 erano costruiti con pannelli sandwich in alluminio, poliuretano espanso e compensato, su struttura interna in legno, con il tetto rivestito inizialmente in alluminio e successivamente in vetroresina.
Chi ha disegnato la linea America dell'Arca?
La linea America dell’Arca è stata disegnata negli anni ’80 dallo studio Italdesign di Giorgetto Giugiaro a Torino, con schizzi originali realizzati a mano con l’aerografo.
Cosa distingueva l'Anaconda midi dall'Anaconda mini?
L’Anaconda midi sostituiva la dinette posteriore trasformabile dell’Anaconda mini con due letti singoli fissi, mantenendo la stessa ampia zona giorno.