Massimo Bellucci: cliente e amico di Caravanbacci dal 1997, dieci camper in quasi trent’anni di viaggi
Intervista di Paolo Bacci a Massimo Bellucci, camperista dal 1990: dal primo Ecovip 2 al ritorno recente a un van, il racconto di un rapporto che da commerciale è diventato amicizia.
Massimo Bellucci è un camperista dal 1990 e cliente Caravanbacci dal 1997, quando acquistò il suo primo camper dalla Caravanbacci allora a Cascina in Via T.Romagnola e dal 2008 a Lavoria (Pisa): da allora ne ha comprati dieci dalla stessa azienda, in un rapporto che nel tempo si è trasformato da puramente commerciale in una vera amicizia con Paolo Bacci. L’intervista, realizzata da Paolo Bacci per il blog Caravanbacci, ripercorre quasi trent’anni di viaggi in camper, dal leggendario Ecovip 2 del 1997 fino al recente ritorno a un van.
Gli inizi nel 1990: una scelta nata per necessità e per DNA familiare
Paolo Bacci: Raccontaci un po’ la tua storia, dal 1990.
Massimo Bellucci: Il mio inizio di carriera camperistica è avvenuto nel 1990, per una ragione di forza maggiore, perché forse era già nel nostro DNA, mio e di mia moglie. Noi eravamo sempre abituati a fare le vacanze non nel modo classico, pensione o albergo: avevamo sempre la necessità di essere in giro. Poi nell’89 è nata la seconda figlia e ci siamo detti: cosa facciamo? Ci siamo fermati tre o quattro anni, e da lì siamo ripartiti senza la benché minima esperienza, mai avuta né di roulotte né di tenda: siamo partiti proprio da zero. Il primo acquisto fu sbagliato, e in sei mesi lo cambiammo. Per i primi anni siamo andati avanti con mezzi trainati, fino ad arrivare al ’92, quando ho conosciuto tuo babbo Luciano per un mansardato Arca: non ci siamo trovati d’accordo, lui era preciso sul prezzo.
Il 1997 e il primo Ecovip 2: nasce il rapporto con Caravanbacci
Paolo Bacci: Poi ci siamo ritrovati, e da te è iniziato questo rapporto nel ’97, quando è stato acquistato il primo camper.
Massimo Bellucci: Esatto, e ovviamente sempre tutti nuovi: non ho mai acquistato un camper usato. Fu l’Ecovip 2, il famoso Ecovip 2, che sinceramente è rimasto nel nostro cuore. Su quattordici camper l’evoluzione c’è stata, questo è innegabile, però il Laika e l’Ecovip 2 di quegli anni erano qualcosa di stratosferico: era una villetta, aveva i mobili che sembravano veri. C’erano delle problematiche, certo, ma non c’era il problema del peso: a quei tempi non si sapeva nemmeno cosa volesse dire.
L’evoluzione dei camper: dai mansardati ai motorhome, fino al ritorno al van
Paolo Bacci: E poi questo tipo di turismo vi ha infatuato tutti.
Massimo Bellucci: Sì, mogli e figli, e siamo sempre andati avanti con ulteriori passaggi: in tutto cinque LaiKa, due Arca e tre Carthago, il meglio della produzione europea. L’evoluzione poi è stata quella classica della famiglia: finché hai i figli dietro devi andare con i mansardati. Negli anni ’90 c’erano i mansardati o i motorhome, ma appena sposati i motorhome erano inavvicinabili. Siamo andati avanti con i mansardati finché i figli sono venuti abbastanza dietro, la figlia fino a vent’anni, poi l’evoluzione è stata il semintegrale, e infine siamo arrivati al sogno del ’90, irraggiungibile allora, che ci ha portato all’acquisto dei motorhome: due LaiKa e un Carthago. E ora siamo tornati a un van, anche questo per un’evoluzione della vita: in due, gli anni passano, i riflessi rallentano. Il van in due è un po’ un’automobile viaggiante. Per una coppia che comincia ad avere una certa età credo sia la soluzione migliore: ti rende libero, la guida è molto più semplice, si posteggia meglio e forse ci si sente anche più sicuri.
Da cliente ad amico: il rapporto con Caravanbacci e con tutto il suo storico staff
Paolo Bacci: Massimo, cosa hai trovato in Caravanbacci, il valore che ti ha tenuto in questa famiglia?
Massimo Bellucci: Dal ’97 a oggi sono passati quasi trent’anni: dieci camper vorrebbe dire la media di uno ogni tre o quattro anni. L’evoluzione è stata quella dell’esigenza familiare, ma soprattutto quella di appoggiarmi sempre a Caravanbacci, perché al classico rapporto commerciale, venditore-acquirente, ne è subentrato un altro, che secondo me è forse il più importante: è nata un’amicizia, con te, con tua moglie Nicoletta. Certo, ogni volta che si andava a comprare un camper c’era di mezzo il discorso dei soldi , quindi in quel momento l’aspetto commerciale c’entrava, però i consigli che arrivavano, e il contatto umano, sono cambiati notevolmente in questi anni. Io ho conosciuto Caravanbacci quando la sede era ancora un campo, dietro De Pini: si stava sdraiati in terra su un marciapiede, con l’allora capo officina Gabriele. Poi siamo passati a Walter , che purtroppo ci ha lasciato, poi ad Andrea, e ora siamo arrivati a Manuel. E poi ci sono Giovanni ed Emiliano , con cui sono stato sempre più a contatto: li conosco ormai da vent’anni, un lungo tempo per Caravanbacci. Nessuno è mai stato lasciato indietro, né i tecnici d’officina né gli impiegati.
Un impegno condiviso per il territorio: aree di sosta, Via Francigena e sostenibilità
Paolo Bacci: È un rapporto che è andato oltre il mondo del camper.
Massimo Bellucci: Sì, perché noi abbiamo sempre creduto nell’uso del camper e nel girare il territorio, ed è lì che è nata un’amicizia più profonda: vogliamo far capire tutti e due che il camper è un mezzo stupendo per fare quello che uno vuol fare, andare in bicicletta, bere il vino, andare al ristorante, fare le passeggiate a piedi. Tu sei stato presidente del camper club, e abbiamo fatto tanti convegni insieme. Aggiungerei anche un altro fatto, legato alla mia attività di dirigente dell’ufficio tecnico della Val di Cornia: ha permesso di realizzare, tanto per non fare nomi, sul parco della costa, già nel lontano ’96, ottocento posti camper lungo i parcheggi. All’epoca, alle prime riunioni, l’input dell’allora sindaco e dell’allora comandante dei vigili era “buttiamo fuori i camperisti, non devono venire sul mare”. Io sono riuscito a farlo con un’idea diversa: non creare mai agglomerati di due o trecento camper tutti insieme, perché quelli sono quelli che disturbano il cittadino comune, che vede l’assembramento e ci paragona a un’altra categoria. La mia progettualità è stata quella di distribuire, su dieci chilometri di costa, i camper in proporzione ai posti auto già esistenti nei parcheggi: dove c’era un parcheggio da duecento macchine ci mettevo magari venti camper. Così su dieci chilometri di costa sono nati ottocento posti camper dotati di aree attrezzate, pozzetti e scarico, che non disturbavano l’ambiente, e che hanno anche creato cultura nella zona: oggi ci sono campeggi e aziende che vivono di questo, un’attività economica non indifferente. L’allora sindaco mi scrisse anche una lettera in cui si congratulava: ce l’ho ancora, la tengo in un quadretto.
Paolo Bacci: E poi c’è stata anche la Via Francigena.
Massimo Bellucci: Sì, con la società di cui eri presidente e io vicepresidente, avevamo già fatto tutto il percorso da Canterbury fino a Roma, con tutte le varie tappe. E insieme abbiamo fatto anche la ricerca sulla sostenibilità ambientale del camper con l’Università di Pisa: quello che piacque molto a chi fece il progetto è che i camperisti completavano un questionario, quindi era un dato vero, non dedotto dalla lettura di statistiche che poi magari non erano veritiere.
Cosa significa viaggiare in camper, secondo Massimo Bellucci
Paolo Bacci: Ultimamente uso spesso questa frase, e voglio chiederti se sei d’accordo: tanti sanno cos’è un camper, in pochissimi sanno cosa ci si può fare con un camper. Cosa ci hai trovato tu, e cosa consigli a chi vuole scoprire il camper per la prima volta?
Massimo Bellucci: Sulla prima parte della domanda è molto semplice: venire da Caravanbacci. Con un’esposizione così grande di tutte le tipologie di camper, uno riesce subito a immaginarsi dentro cosa si può fare con un camper. Io so anche questo: è un motto vecchio, forse dei primi tempi. Io stavo bene, stavo veramente bene, quando partivo con il camper e dallo specchietto leggevo “Cecina”: vuol dire arrivederci, vuol dire che ero fuori da Cecina. A quei tempi lavoravo, la moglie il sabato, i figli a scuola, quindi le uscite erano sabato pomeriggio, domenica pomeriggio. Ma quel giorno e mezzo mi serviva per ricaricare le batterie e riaffrontare un’altra settimana lavorativa: questo è già cosa vuol dire un camper. Una cosa poi molto più importante, che m’ha fatto apprezzare il camper, specialmente nei mesi estivi, è la ristrettezza degli spazi in cui vivi con tutta la famiglia: quel rapporto intimo con i figli, che in casa o nella vita normale non hai, perché ognuno fa le proprie cose. E la terza cosa che per me è stata importante: a volte partivi e dicevi “vado a sinistra all’incrocio, vado a destra”, era indifferente, ed era bellissimo. Era anche quella di scoprire posti che con il turismo tradizionale non avresti mai scoperto. E poi il rapporto fra camperisti: quando ti fermi, si instaura sempre un legame, fra loro e con il territorio, con gli abitanti autoctoni, dove io ho sempre trovato convivialità e aiuto.
Paolo Bacci: C’è una frase che ci è rimasta impressa: dicci un po’ cos’è.
Massimo Bellucci: Mi riallaccio a un video che promuoveva la Toscana, circa undici anni fa, “vita all’aria aperta, Toscana”: secondo me qualcosa che non è stato utilizzato abbastanza. Girò anche all’Expo di Milano. Io ne ho estrapolato due frasi. La prima: “Lascia che sia la strada a determinare il viaggio”. E questo vuol già dire viverla: non hai un obbiettivo, viaggi, e quello che ti porta la strada lo vivi. E la seconda, quella con cui terminava il video: “Viaggia libero e leggero come in una nuvola, e torna solo quando il cuore è pieno di emozioni”. In queste due frasi c’è secondo me tutta l’essenza del mondo del camperista.
Paolo Bacci: Lo puoi dire con quasi trent’anni di camper alle spalle.
Massimo Bellucci: Sì, lo posso dire, perché veramente ho vissuto con la famiglia delle esperienze che di sicuro non avrei vissuto con il turismo normale. Ci metto la mano sul fuoco, come si suol dire.
Paolo Bacci: Grazie Massimo, e arrivederci.
Massimo Bellucci: Grazie a voi.
Come ama ricordare Paolo Bacci, alla guida di Caravanbacci: tutti sanno cos’è un camper, pochissimi sanno cosa ci si può fare con un camper. È proprio su questo — aiutare chi si avvicina per la prima volta al mondo del camper a capire cosa può davvero farci, non solo cosa sia — che Caravanbacci costruisce da anni il proprio ruolo di consulente, prima ancora che di venditore.
Punti chiave
- Massimo Bellucci è camperista dal 1990 e cliente Caravanbacci dal 1997, quando acquistò il suo primo camper dell’azienda, un Ecovip 2.
- Nella sua carriera camperistica complessiva ha posseduto circa quattordici camper, dieci dei quali acquistati da Caravanbacci.
- Il suo parco camper nel tempo ha incluso cinque LaiKa, due Arca e tre Carthago, fino a due motorhome Laika e un motorhome Carthago.
- Di recente è tornato a un van, scelta legata alla semplicità di guida e alla vita in coppia.
- Il rapporto con Caravanbacci è nato commerciale ed è diventato un’amicizia con Paolo Bacci e con lo staff dell’officina.
- Massimo Bellucci e Paolo Bacci hanno collaborato su iniziative territoriali: aree di sosta lungo la costa della Val di Cornia, un progetto sulla Via Francigena da Canterbury a Roma e una ricerca sulla sostenibilità del camper con l’Università di Pisa.
- Per Massimo Bellucci il camper significa staccare dalla routine, vivere l’intimità familiare in spazi ristretti e viaggiare con libertà di improvvisazione