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Oltre la “Casa Viaggiante”: Le Incredibili Avventure di Mario Ceccanti, un Vero Pilota Laika

In un’epoca in cui il camper viene spesso vissuto come una lussuosa “casa su ruote”, ci sono storie che ci riportano all’essenza pura del plein air. È la storia di Mario Ceccanti , uno storico “Laikista” che non si definisce un semplice turista, ma un viaggiatore d’altri tempi. La sua filosofia? Quella del fondatore della Laika, Giovambattista Moscardini: “Il camper è fatto per viaggiare, per conoscere e per andare in libertà” .

Per Mario, la comodità è bandita se ostacola l’avventura. Il vero camperista si adatta al paese che visita, ne sposa i ritmi e le abitudini, anche quando questo significa abbandonare i comfort occidentali.

l Viaggio della Vita: Dall’Italia al Tibet (1996)

Appena andato in pensione dalla Banca d’Italia, Mario ha intrapreso quello che definisce “il viaggio della vita”. A bordo di un Laika Motorpolo 613 usato (del 1986), un motorhome con un grandissimo parabrezza, pesantissimo, montatto su Fita Ducato ha affrontato un’odissea di quattro mesi e mezzo. L’itinerario farebbe impallidire molti avventurieri moderni: Grecia, Turchia, Iran, Pakistan, India e Nepal, fino alle porte del Tibet.

Non si trattava di autostrade comode. In India, Mario ha imparato a guidare “all’inglese” su strade larghe appena tre metri e piene di buche, scoprendo un’umanità che in Occidente sembra persa. Quel vecchio Motorpolo, venduto dopo aver percorso ben 340.000 km , non è finito in un demolitore: Mario lo ha ritrovato anni dopo, ancora funzionante, pronto per partire verso la Mauritania con nuovi giovani proprietari. Infatti, il 613 è stato ritirato da Caravanbacci e venduto a questi giovani

La Siberia, la Mongolia e la “Pista”

Non contento, nel 2002 Mario acquista un Laika Ecovip 200 (venduto dalla Caravanbacci) e alza l’asticella. Destinazione: ex repubbliche sovietiche e Mongolia. Qui il racconto diventa epico. Le strade del Kazakistan erano piste sterrate micidiali, mentre in Siberia il permafrost sciogliendosi creava voragini nell’asfalto.

La velocità di crociera? A volte 10-15 km/h per giorni interi.

Una lentezza necessaria per non distruggere il mezzo, una lezione di pazienza e tecnica di guida. In queste condizioni estreme, il camperista deve diventare un “pilota”. Bisogna saper gestire i pesi (il nemico numero uno delle sospensioni) e avere l’ingegno per risolvere i problemi. Come quando, rimasti quasi a secco in zone remote della Russia, si è dovuto chiedere gasolio ai camionisti o farsi aiutare dai militari per il rifornimento.

La Resilienza del Mezzo (e dell’Equipaggio)

Le disavventure non sono mancate: dall’acqua “rossa” e terrosa tirata su da un pozzo nel deserto per sopravvivere, alle minacce di banditi al confine con la Mongolia, risolte da Mario con un bluff degno di un film d’azione.

Ma la soddisfazione più grande è arrivata proprio nel fango. In Mongolia, un diplomatico con un sofisticato fuoristrada 4×4 autocostruito è rimasto irrimediabilmente impantanato. Chi lo ha tirato fuori? Mario, con il suo Ecovip 200 a trazione posteriore e ruote gemellate. Una dimostrazione che un buon telaio (Iveco) e un allestimento solido, se guidati con maestria, non temono nulla.

Cosa ci insegna la storia di Mario? Che per viaggiare davvero non serve il garage pieno di “cose inutili” che appesantiscono il mezzo e rompono i semiassi. Serve spirito di adattamento, rispetto per la meccanica e la voglia di scoprire cosa c’è oltre la prossima duna.

Come dice Mario: “Il camper è fatto per viaggiare” . E lui lo ha fatto davvero.

Ad oggi 2026 ancora viaggia con il suo Laika 200 , viaggi brevi anche per l’età